05.07.07

Sanità

Dopo i falliti attentati a Londra dove risultano coinvolti quasi una decina di medici e paramedici, in Inghilterra molti si chiedono come possa un medico, che dovrebbe salvare vite umane, causarne la morte.
In Italia, abituati alle ASL, se lo chiederebbero meno.

Posted by Peter Kowalsky at 11:24 | Comments (0)

08.06.07

Liberiamo Paris

Aldo Forbice da mesi si "batte" per liberare Kobra dalla prigione a Teheran dove è stata condannata all'impiccagione. Intanto dall'altra parte del mondo una stronzetta miliardaria viene continuamente beccata a guidare ubriaca, finché un bel giorno la condannano a 45 giorni di prigione, ma ne fa solo tre ed esce.
Aldo Forbice sarà una bestia!

Posted by Peter Kowalsky at 10:03 | Comments (0)

24.01.07

Res derelicta

Un tempo sulla costa del Devonshire, quando i mari erano solcati da golette e velieri, il segno dei naufragi era dato dalle migliaia di botti e casse di whisky o brandy giunte sulla spiaggia. Ora da container di BMW ST.

Posted by Peter Kowalsky at 21:29 | Comments (0)

11.07.06

Insultes à l'italienne

Qu'a bien pu dire Materazzi à Zidane pour que le capitaine des Bleus voit rouge?
Liberation.fr vous propose un court florilège des insultes italiennes les plus fréquentes.

Posted by Peter Kowalsky at 05:59 | Comments (0)

07.02.06

Scherza con i fanti...

Se quattro vignette piuttosto misere hanno scatenato questo pandemonio, chissà cosa sarebbe successo con una striscia di Doonesbury...

Posted by Peter Kowalsky at 19:01 | Comments (0)

08.01.06

Altri viaggiatori

Compie centanni Albert Hofmann. Lucy in the Sky with the Diamonds. Un'altro genere di viaggi, non esattamente questi.

Posted by Peter Kowalsky at 09:35 | Comments (2)

07.11.05

Fiaccole e ombrelli atomici

Le atomiche di Israele difendono tutta l'Europa dalla minaccia iraniana.
Ehud Gol, ambasciatore d'Israele a Roma

Riassunto delle punatate precedenti.
La scorsa settimana il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, afferma che "lo stato di Israele deve essere cancellato dalla carta geografica".
Il quotidiano Il Foglio organizza a Roma per il 3 novembre una fiaccolata a sostegno di Israele.
Tutti (eccetto i soliti) accettano di parteciparvi, anche Fini che poi si ricorda di essere anche un ministro della repubblica e decide all'ultimo che è meglio non esserci perchè teme ritorsioni (l'ennesima conferma che in Italia non esistono "statisti" tra i politici).
A Teheran invece si organizza una manifestazione davanti alla nostra ambasciata.
Oggi il maestro di samba Gol ci tranquillizza, affermando che siamo protetti dall'ombrello atomico di Israele.
A quando la prossima fiaccolata?

Posted by Peter Kowalsky at 14:58 | Comments (0)

Banlieue

Fiat osserva interessata a quanto accade in Francia: se arrivasse la volta dell'Italia, significherebbe circa 40.000 auto al mese da rottamare. Poco meno delle auto immatricolate dal gruppo Fiat lo scorso mese.

Posted by Peter Kowalsky at 14:44 | Comments (0)

12.10.05

Nordic Walking

Probabilmente i Lapo Elkann e i Paolo Calissano sono molti. Vincenti e perdenti allo stesso tempo per colpa della cocaina.
C'è comunque anche tanta gente che alla pippata di coca preferisce una sana vita all'aria aperta, magari in montagna.
Tanta gente che va a camminare in montagna (oggi si dice "fare trekking"), sicuramente più di 10 anni fa. E rispetto al passato quasi tutti camminano usando i bastoncini telescopici: si migliora la coordinazione e pare anche si riduca lo sforzo. Da questo è nato in Finlandia il "Nordic Walking", una nuova moda che ha preso rapidamente piede tra tutti coloro che amano la vita all'aria aperta sull'onda del "wellness".
Premesso che non ho compreso bene la differenza tra fare trekking usando i bastoncini e fare "Nordic Walking", la cosa più incredibile è che esistono anche corsi di Nordic Walking!
In altre parole, questo sport consiste nel camminare e il corso ti insegna a farlo, anche se hai quarant'anni...
E' proprio una strana società la nostra: per camminare da solo o tiri la coca o ti iscrivi ad un corso che ti insegna a farlo.

Posted by Peter Kowalsky at 15:11 | Comments (2)

14.09.05

Idee

Dobbiamo battere i terroristi anche con le idee.
George W. Bush, oggi al vertice dell'Onu.

Evidentemente Bush non parla di sé.

Posted by Peter Kowalsky at 18:56 | Comments (0)

10.09.05

Katrina

Si trovano meno morti del previsto, sembra, a New Orleans.
Bisognerebbe però sentire cosa ne pensano gli alligatori.

Posted by Peter Kowalsky at 16:07 | Comments (0)

04.09.05

Aiuti umanitari

Pare che Fidel Castro, come gesto di pace, si sia detto pronto ad inviare in America 1100 medici e 16 tonnellate di medicinali.
Se Bush dovesse accettare, niente tornerebbe più indietro.

Posted by Peter Kowalsky at 19:07 | Comments (0)

02.09.05

God resigned (The America's bluff)

Diecimila morti (si dice) per una catastrofe prevista? Con i bianchi fuggiti in tempo e i neri rimasti lì, a New Orleans, solo perché nel Paese di General Motors, Ford e Chrysler non hanno le automobili? Una città saccheggiata e sotto il coprifuoco? E' questa la Grande America, il Paese che domina il mondo? Incapace prima di mettere in salvo la sua gente (di serie B, ma sempre la sua gente) e poi di darle sostegno? E così la Grande America si scopre Paese del Terzo Mondo, nè più nè meno. A parte il Superdome, che differenza c'è con l'India e lo Sri Lanka dello tsunami? Ecco il bluff della Grande America di oggi.

Posted by Peter Kowalsky at 12:04 | Comments (1)

18.08.05

Chiedilo al pilota

16 morti in Sicilia, 121 in Grecia, 160 in Venezuela. Quasi 300 morti in dieci giorni. Tre incidenti aerei diversi, con in comune una sola cosa: compagnie aere sconosciute.
Mai come ora, Chiedilo al pilota...

Posted by Peter Kowalsky at 10:31 | Comments (0)

13.07.05

Era un giovane vestito alla moda

Richard Jones, 61 anni, originario della città di Ardrossan, Ayrshire, da qualche anno residente con la famiglia a Bracknell, era sul bus 30, la mattina del 7/7; seduto davanti a lui, vicino alla porta centrale, c'è un ragazzo. Lui ne è sicuro: il terrorista «probabilmente morto nello scoppio», dice Jones che è già stato interrogato dalla polizia, dopo avere raccontato ai giornalisti quanto ha visto, proprio pochi minuti prima dell'esplosione. «Sono certo di essermi trovato faccia a faccia con uno dei terroristi. Era molto agitato, stava disperatamente trafficando con la tastiera del suo I-Pod, forse stava cercando di bloccare il timer».
La Stampa, ieri.

Un motivo in più per detestare l'ìPod e chi lo usa.

Posted by Peter Kowalsky at 14:01 | Comments (1)

14.06.05

Nero e invisibile

hamilton_naki.jpgA volte tutti i giornali raccontano contemporaneamente la stessa incredibile storia che mai prima ti era capitato di sentire.
Contemporaneamente solo perché quel giorno le agenzie di stampa hanno dato quella notizia. Poi i giornali la raccontano, tutti insieme, con sfumature diverse.
E' il caso ieri della incredibile storia di Hamilton Naki.
Chi l'ha raccontata meglio è stato Pierangelo Sapegno su La Stampa.

Hamilton Naki lascia tanti figli e moltissimi nipoti. Lascia 226 euro al mese di pensione da giardiniere, e tutti gli amici che da qualche giorno affollano la catapecchia di Langa, nei sobborghi neri di Città del Capo, dove s’era ritirato a vivere dal 1991. Lascia una bella vita, una storia incredibile, onorificenze varie e tante belle parole. Nessuna foto, invece, se non quella con il camice bianco e la cravatta scura che teneva sul tavolo, vicino ai libri appoggiati contro il muro, nella sua casupola alla periferia di Città del Capo. Hamilton Naki è morto il 29 maggio, a 78 anni: era il chirurgo autodidatta che aiutò Christian Barnard a trapiantare un cuore umano nella notte del 3 dicembre 1967, al Groote Shuur Hospital. Ma non lo seppe mai nessuno, perché era un nero e nel Sudafrica dell’apartheid un uomo di colore non poteva fare il medico. Nessuna foto lo immortalò, nessuno lo ricordò mai. «Se avessero pubblicato la mia fotografia sarebbero andati tutti in carcere», disse Hamilton una volta. Alla fine lo ricordò solo Barnard, poco prima di morire, nel 2001, quando tutto era già passato e sepolto, e Naki si faceva la sua piccola vita da giardiniere in pensione. Confessò: «Probabilmente, aveva più capacità tecniche di me». Non c’era bisogno di spiegare perché prima nessuno aveva detto niente, e perché nessuno aveva mai ammesso una volta in tutti quegli anni i meriti di Hamilton. «A quei tempi le cose andavano così», disse Naki. Andavano che un ragazzo di colore non poteva nemmeno studiare dopo la licenza media. Hamilton Naki era nato nel 1926 da una povera famiglia di Ngcangane, un piccolo villaggio dell’Eastern Cape, tra pascoli e colline affacciati sull’Oceano Indiano. Da bambino andava sempre a piedi scalzi e si riparava dal freddo coprendosi di pelli di pecora. Studiava con profitto e arrivò in fretta fin dove era concesso a uno della sua gente. A 14 anni se ne andò a cercare fortuna a Città del Capo. Trovò un lavoro da giardiniere nell’ateneo: doveva curare i prati e i campi da tennis, spazzare le foglie, tagliare l’erba e innaffiare le aiuole. Si presentava tutte le mattine prestissimo sempre impeccabile: il cappellino in testa per ripararsi dal sole, camicia immacolata, cravatta e giacchetta. Continuò per dieci anni così. Poi, finita la guerra, il National Party stravinse le elezioni del ‘48 e la segregazione razziale che fino ad allora era stata solo una gelida consuetudine divenne un sistema politico, ossessivo, onnipresente, feroce, con leggi severissime e dure. Naki continuò a fare il giardiniere all’università: puliva i parchi. Qualche anno dopo, però, nel 1954, il dottor Robert Goetz, un medico ebreo di origine tedesca che era scampato alle camere a gas naziste e che ora insegnava alla facoltà di Medicina di Città del Capo e faceva esperimenti sugli animali, gli chiese di aiutarlo. Goetz aveva bisogno di qualcuno che si occupasse delle sue cavie e non poteva fare assunzioni perché la facoltà aveva pochi fondi: Naki era il suo uomo. Una sera lo prese e gli disse: «Sei bravo. E hai buone mani. Guarda quello che faccio io e impara». Naki seguì l’esempio, cominciando il suo apprendistato di anatomia comparata. All’inizio, puliva le gabbie, rasava e pesava gli animali, ma ben presto apprese a dosare l’anestetico e a far funzionare le macchine che pompavano aria nei polmoni delle cavie, mentre il dottore operava davanti a platee di studenti. «Era difficile, ma io volevo imparare», disse Hamilton. Continuava a guardare tutto quello che facevano, a studiare e a mettere in pratica le lezioni. «Nessun’altro voleva fare quel lavoro». Di lui dicevano: «Dimostrava anche una capacità sorprendente nel riconoscere anatomie e patologie». Aveva persino degli allievi. C’era una dottoressa che se lo ricorda ancora oggi, con qualche lacrima agli occhi: «Con la pioggia e con il sole, lui era sempre lì, alle sei del mattino, tutto perfetto, in ordine, entusiasta. Con il bisturi era bravissimo». Ormai, Hamilton incideva, sezionava, ricuciva. E trapiantava organi: «Imparammo molto dai cani, sostituivamo fegati e cuori. Oppure ne ricavavamo uno assemblando le parti di due». Proprio in quel periodo rientrò dall’America Christian Barnard. Era andato negli States a imparare le nuove tecniche di intervento a cuore aperto. Aveva bisogno di un assistente per fare quello che aveva deciso di fare: il trapianto di un cuore. Scelse questo nero con la faccia paciosa, il sorriso di labbra carnose schiacciato sotto un naso da pugile. «Ci sapeva fare come nessuno», disse. Era arrivato il momento per cambiare la storia della chirurgia. Era il 1967. A Groote Schuur avevano un volontario pronto a farsi trapiantare un cuore. Si chiamava Louis Washkansky, aveva 55 anni, il diabete e una malattia cardiaca incurabile. Gli dissero: «È la prima volta. Non sappiamo se ce la faremo». Lui rispose: «A me va bene. Così non voglio più andare avanti». Sorrideva molto. Sorrise anche quella volta. Trovarono il donatore, Denise Darvall, una ragazza di 25 anni scesa dalla macchina per comprarsi una pasta e investita da un pirata. C’erano due équipe. Una guidata da Hamilton Naki compì l’espianto dal corpo della ragazza. L’altra, quella di Barnard, il trapianto. Era il 3 dicembre 1967. Washkansky morì di polmonite 18 giorni dopo. Barnard divenne il medico più famoso del mondo. Naki andò in pensione nel 1991, come giardiniere. Poi, nel 2002, gli dettero la più importante onorificenza del Sudafrica. Gli chiesero cosa ne pensava. Disse: «Erano tempi così».
Pierangelo Sapegno - La Stampa

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17.11.04

Condolcezza

rice.jpghassan.jpg

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21.10.04

Terra Madre

Molto meglio una giornata a Terra Madre che allo SMAU.
Bravo Petrini!

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11.10.04

Confronti

facciafaccia.jpgNon voglio più saperne nulla di questi confronti televisi Bush-Kerry. Sono una perdita di tempo. E' evidente che i due hanno più cose in comune di quanto tv e giornali vogliano farci intendere. E in politica estera girano attorno a dettagli: entrambi sono d'accordo sulla guerra in Iraq, non sulle strategie. D'altra parte vengono fuori dallo stesso club, stesse amicizie, stessa educazione.
Sarebbe molto più interessante se nel prossimo confronto ci facessero capire le vere differenze tra i due: preferenze alimentari, alcoliche, femminili o l'ultimo libro che hanno letto o dove andranno a fare le vacanze la prossima estate...

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04.10.04

No, non è il Vietnam...

George W. Bush in una conferenza stampa alla Casa Bianca affermava "Momento difficile, ma manderemo più truppe se necessario" e "L'Iraq non sarà il nostro Vietnam, finiremo il lavoro per la libertà". Era appena lo scorso aprile.
Due giorni fa, invece, Rumsfeld (il vero presidente USA) ha detto chiaramente che è giunto il momento di tornarsene a casa. Due giorni dopo il confronto televisivo Bush-Kerry. La forza dei sondaggi.
E se anche vincesse Kerry, cambiarebbe davvero qualcosa? Mi viene in mente un articolo letto su La Stampa qualche giorno fa ("I duellanti che si assomigliano troppo"). Lo riporto qui sotto.

I due duellanti che si assomigliano troppo
Dietro le battute aspre sono politici che fanno parte dello stesso club

LA sorte del dibattito si è decisa davvero nei primi dieci minuti. Kerry ha ricevuto, quasi in apertura, un colpo alla mascella sotto il peso del quale ha violentemente sbandato. Si è ripreso pochi minuti dopo, con negli occhi il lampo dell´alpinista che, i sensi avvertiti dal pericolo, vede una piccola sporgenza e vi si appiglia. Si è risollevato quasi senza crederci ancora e poi ha consolidato piano piano il suo vantaggio grazie soprattutto all´impazienza e a un pizzico di maleducazione del suo avversario, George Bush. E grazie anche un po’ alla disobbedienza delle telecamere che - in cauta ma non per questo meno visibile rivolta contro le regole stabilite (non si poteva inquadrare l´avversario durante l´intervento ) - hanno rivelato l´impazienza di Bush cogliendolo mentre «faceva» le faccette rese famose dal documentario di Moore
. Tuttavia, quella di Kerry non è stata una vittoria travolgente. Il senatore di Boston è apparso rigido e un po’ denso - nel suo gesticolare come nel suo eloquio. E, soprattutto, in un momento molto significativo - il siparietto sul carattere reciproco, che hanno giocato come uno scambio di cortesie - i due sono apparsi per quello che sono: gente della stessa razza, due ricchi insomma , più simili tra loro che a tutti noi. Vediamo questa trama nel dettaglio. Bush assesta il primo colpo, e molto presto. Il vecchio Jim Lehrer, icona della Pbs, la televisione pubblica, che ha gestito l´appuntamento con la serenità avuncolare degli anchor della sua generazione (ormai quasi tutta sparita, per ragioni di età) ha tirato la moneta e ha iniziato - con un sovvertimento delle cosiddette regole del racconto televisivo - partendo dal cuore del problema: «Senatore Kerry, Lei crede che potrebbe fare un lavoro migliore di quello fatto il Presidente Bush nel prevenire attacchi terroristici agli Stati Uniti?». Era la madre delle domande - il dibattito da quel momento non ha avuto quasi più storia. Kerry risponde con le giuste parole, ma senza vibrazioni, come un compito da svolgere, «ho un migliore piano su questo, su questo e su questo....»; la replica di Bush è più energica: in fondo è il Presidente in carica e sulle stesse questioni ha il vantaggio di elencare non quello che farà ma quello che ha già fatto. E su questa onda di realtà si chiude il primo giro: il Presidente avverte questo vantaggio, si rilassa e si prepara con rinnovata carica per la prossima domanda - che è perfetta per il suo stato d´animo. «Lei pensa che la elezione di Kerry aumenterebbe il rischio per gli Stati Uniti di subire altri attacchi come quello dell´11 Settembre?», chiede Lehrer. E´ la teoria di Bush, e forse la sicurezza che questa domanda gli infonde è l´elemento che lo sbilancia: "Non credo che ci sia questa possibilità. Perchè sarò io a vincere", dice, e fa il suo affondo introducendo il suo principale argomento contro Kerry: «Il miglior modo di vincere è non dubitare mai». A quel punto il discorso si arricchisce di aggettivi quali «forte», «risoluto», «deciso» , «stabile». Sotto il fuoco di fila di queste definizioni, Kerry, al momento della replica, sa solo balbettare: «No, io credo di essere forte, risoluto e determinato», una sorta di autocertificazione di forza che sa, al contrario, di debolezza.
Kerry tocca qui la sua maggiore difficoltà, e non sono passati nemmeno dieci minuti. Bush capisce il vantaggio e continua a martellare sul tema centrale della oscillazione fra varie posizioni di Kerry, e tenta di finirlo implicandolo nella gestione della guerra: «Il mio sfidante ha visto la stessa intelligence che ho visto io, e anche lui nel 2003 ha detto che Saddam era un grave pericolo per il mondo, e che il mondo è migliore senza Saddam». Aggiunge un velenoso passaggio sul modo «vecchio» di ragionare di Kerry, definendolo «una mentalità pre 11 settembre».Schiacciato sotto le sue contraddizioni, Kerry trova il guizzo della ripresa: non ero contrario alla guerra, e non nego di essere contro Saddam - replica - ma è il modo che non funziona. I due slogan più efficaci partono qui: «Non si porta l´America in guerra senza un piano per vincere la pace. Non si mandano soldati americani in guerra senza che abbiano i giubbetti antiproiettile di cui hanno bisogno». Questo è proprio il punto debole di Bush - come dicono tutti i sondaggi: non tanto la guerra, quanto il modo come questa è gestita. Kerry capisce di aver toccato terreno solido, si rimette in piedi e passa a quello che è forse l´unico argomento di cui parla con calore: i soldati in guerra. E´ il suo passato, è la sua storia, racconta di genitori che hanno mandato i giubbetti antiproiettili ai figli in Iraq come regalo di compleanno. Bush comincia ad irritarsi. E nella irritazione - ripresa dalle maliziose telecamere - sbuffa, si agita e fa gli occhietti. L´irritazione lo fa sembrare anche scortese quando risponde. E´ lì che comincia la sua discesa. L´impazienza del Presidente si esplicita poi anche su altri temi della politica internazionale: Cina, Darfur, relazioni con gli Alleati. Specie sulle questioni della proliferazione delle armi nucleari e Nord Corea a un certo punto risponde a Lehrer: «Ma questo l´ho già spiegato». Con il risultato che fa fare a Kerry la figura del grande esperto e del grande diplomatico. E´ grazioso Bush invece quando gli viene chiesto di indicare il principale difetto del suo avversario. Scarta le critiche, sceglie la strada signorile della lode e della stima: i due, quando rompono le righe della lotta politica, in fondo vivono nello stesso quartiere e fanno parte dello stesso club. Nell´insieme quella di Kerry è una vittoria. L´Iraq e il Vietnam dopotutto si sono rivelati buoni cavalli di battaglia. Ma è una vittoria non definitiva: Bush è stato messo in difficoltà ma non distrutto, nonostante fosse proprio l´Iraq il suo fianco scoperto. Persa questa occasione sarà difficile rimetterlo all´angolo nei prossimi due dibattiti.

Copyright ©2004 La Stampa 02/10/2004

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24.06.04

Dabliù e la decapitazione

Tornando sulla morte di Kim-il, l'ostaggio sudcoreano decapitato l'altro giorno in Iraq, Igor Man scrive oggi su La Stampa un condivisibile editoriale: In memoria di nostro fratello Kim.
Lo riporto integralmente, ne vale la pena.

In memoria di nostro fratello Kim
24 Giugno 2004
di Igor Man

La decapitazione di nostro fratello in Cristo, Kim-il, 33 anni, la sua intenzione, più volte manifestata, di farsi, lui, cristiano, missionario itinerante del Vangelo, il suo martirio annunciato segna un punto di non ritorno. L’islamismo radicale già seminato da Osama, lo Sceicco della Morte, è diventato una pianta malefica le cui radici affondano nell’odio. Osama, forse, è da tempo soltanto un cumulo d’ossa incenerite, ma i suoi cloni raccolgono la «contestazione religiosa» piantando la tenda in Iraq, il più laico dei paesi arabi. Il paese orgoglioso del suo nazionalismo baathista, in fatto nazionalsocialista, è oramai divenuto un laboratorio nei cui alambicchi senza misericordia apprendisti stregoni in turbante e argonauti in mimetica cercano il Graal. Ch’è bifronte e scompostamente sfuggevole.

I primi inseguono il miraggio d’un planetario «mondo nuovo» ricalcato sulla Medina (però computerizzata) del Profeta Maometto nel segno della condivisione; i secondi pragmaticamente cercano di inoculare negli iracheni il vaccino taumaturgico della Democrazia. Ma poiché il messaggio di Maometto è stato manipolato dai portatori (non sani) dell’essenzialismo oscurantista (giusta la lezione di Popper ripudiamo il termine «fanatismo»), è consentito prevederne la sconfitta. La Storia ci dice come mai, nell’universo islamico, la contestazione sia riuscita a mutarsi in istituzione. Sempre la Storia, tuttavia, ci dice che la democrazia non basta annunciarla ed è tremendamente difficile praticarla. E’ libera stampa e parlamento. La seconda guerra mondiale fu, eccezionalmente, «ineludibile» e come tale portatrice (sana) di libertà e rinascita, anche materiale.

Questa degli americani, in Iraq, come ha asciuttamente scritto il New York Times, «puzza». Di imbroglio, di pretestuosità. Ci sarebbe da scommettere che se la Casa Bianca avesse osato proclamare che attaccando l’Iraq, gli Stati Uniti volevano: a) vendicarsi delle Due Torri; b) mettere il cappello sulla «testa dell’acqua», il petrolio in questo caso - e una volta raggiunti codesti obiettivi dedicarsi al difficile compito di seminar democrazia in un paese tribale, in tal caso le cose sarebbero andate probabilmente in modo diverso. Non è che gli iracheni spasimassero per Bush, ma un quarto di secolo sotto la ferula mafiosa di Saddam li aveva sfiancati, due guerre, entrambe provocate dal Dittatore versipelle, li avevano ridotti in ginocchio.

Sicché accolsero con sollievo i GI vedendo in loro gli artefici hi-tech d’una possibile rinascita nazionale nel segno della distribuzione equa dei beni. Invece gli Usa si limitarono a occupare, lasciando sola di fronte al saccheggio, alla prepotenza dei camorristi, alla disperazione dei miserabili e dei delinquenti comuni amnistiati in extremis da Saddam una popolazione che altro non desiderava se non uno straccio di quiete per poter lavorare e crescere, senza angoscia, i propri figli. Il caos odierno è anche frutto della delusione popolare.

La (presunta) saldatura fra Saddam e Osama, casus belli degli Stranamore che circondano il candido texano Dabliù, poiché il destino è un regista beffardo s’è avuta dopo. Anche perché gli Usa al «dopo» non avevano pensato prima e oggi ch’è diventato presente ne pagano le conseguenze. Ma può l’Occidente giudaico-cristiano subire passivamente l’escalation della guerriglia che in nome della resistenza all’invasore neocolonialista terrorizza uomini e topi? Certamente no. Per fermare l’atroce bowling giuocato con le teste (decapitate) degli innocenti, ci vorrà tempo, pazienza e soprattutto l’umile sforzo di calarsi nel cuore e nella mente degli iracheni. E qui viene il difficile.

LA STAMPA

Posted by Peter Kowalsky at 15:19 | Comments (0) | TrackBack

04.06.04

Roma-Pechino

Mentre a Roma tutti aspettano Giorgino in una città presidiata (forse) più per il rischio manifestazioni che terrorismo, a Pechino a 15 anni del massacro di Tien an men accade lo stesso, allontanando i dissidenti e con migliaia di poliziotti che controllano i documenti a tutti i turisti. Anche questo è globalizzazione.
E a Roma oggi l'unico vantaggio sarà probabilmente questo.

Posted by Peter Kowalsky at 09:30 | Comments (0) | TrackBack

21.05.04

Matrimoni

Secondo il Pentagono era un assembramento di guerriglieri. Ma era un matrimonio. Decine di bambini e donne uccisi, l'altro giorno in Iraq. Era solo un matrimonio.
Anche quello di domani sarà solo un matrimonio.
Con una sola preoccupazione angosciosa: la pioggia...

Posted by Peter Kowalsky at 10:00 | Comments (0) | TrackBack

20.05.04

Italians summit Everest?

Stamattina alla radio mi pare abbiano dato la notizia che la spedizione italiana Everest-K2 era salita sull'Everest, ma Everest News non ne parla. Devo avere capito male.
In compenso gli italiani hanno mandato un video niente male.

Posted by Peter Kowalsky at 18:27 | Comments (0) | TrackBack

06.05.04

Scuse

bush_tv.jpgEh sì, non sono più gli americani che hanno liberato l'europa dal nazismo, quei simpaticoni altruisti che abbiamo visto in tanti film sulla seconda guerra mondiale. Le abbiamo viste tutti le foto delle torture ai prigionieri in Iraq, una ripetizione di quanto accaduto in Afghanistan e a Guantanamo. Di queste foto colpisce sopratutto la presenza delle donne che hanno partecipato alle umliazioni inflitte ai prigionieri. E a capo della prigione di Abu Ghraib c'era proprio una donna, il generale Janis Karpinski, una riservista che nella vita civile fa la manager in una grande azienda e che, a vederla solo in fotografia, non vorresti mai fosse tua nonna.
La Casa Bianca ieri sera si è scusata. Qualche testa salterà, ma di sicuro non quella di Rumsfeld, i democratici amplificano per il loro tornaconto lo scandalo, ma in America cosa cambierà?
Il sadismo che trasuda da queste foto è solo generato (giustificato) dalla guerra, o parte da una degenerazione più generale e ampia della società americana? Noi europei resteremo a guardare, come sempre, un po' indignati un po' sorpresi, aspettando il prossimo film di Oliver Stone e lasciando che l'America continui ad occuparsi della gestione del mondo.
Forse non ha neanche tanto senso, ora come ora, protestare. Basterebbe cominciare a non comperare prodotti americani, l'unico modo per concretizzare l'indignazione e fargli capire che forse non appaiono più come i salvatori della libertà impersonati in tanti film da Gregory Peck o Robert Mitchum o Humphrey Bogart.

Posted by Peter Kowalsky at 09:57 | Comments (0) | TrackBack

13.04.04

Rapimenti

L'Iraq ormai assomiglia alla Sardegna dei bei tempi. C'è un tale ritmo di rapimenti e rilasci che fai fatica a seguire cosa succede. E meno male che il nostro governo aveva ssicurato che non gli risultavano italiani rapiti. Invece la Cina ha dichiarato che i sette cinesi rapiti e rilasciati oggi erano contadini.
Certo che la politica del "dividi et impera" Bush non deve sapere cosa sia, se è riuscito a far mettere insieme sciiti e sunniti. Peccato che tra i suoi piani a breve non rientri anche l'occupazione della Palestina.

Posted by Peter Kowalsky at 15:08 | Comments (0) | TrackBack

15.03.04

Elezioni e bombe

Appena cinque giorni fa avevo citato un'intervista ad Aznar che ne elogiava il modo di fare politica e di gestire il potere, sottolineando il coraggio di abbandonare la politica al culmine del suo successo personale.
Oggi, cinque giorni dopo, Aznar esce distrutto da queste elezioni, insultato per strada e accusato di avere nascosto la verità.
E' la Spagna che esce con coraggio da questi attentati, con tre dimostrazioni di forza: la volonta di tenere ugualmente le elezioni, l'impressionante corteo di persone il giorno dopo la strage, e l'aver punito Aznar per la pessima gestione delle informazioni.
Immaginiamo cosa sarebbe successo se la strage fosse accaduta qui, in una situazione analoga. Probabilmente il caos.

Posted by Peter Kowalsky at 09:36 | Comments (0) | TrackBack

11.03.04

Bomb(ETA)

In merito all'attentato di stamattina a Madrid, sono curioso - se venisse confermato che è opera dell'ETA - di sentire cosa dirà il senatore Cossiga.

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10.03.04

Terra d'asilo

Sollers risponde all'editoriale di Barbara Spinelli sul caso Cesare Battisti.

Posted by Peter Kowalsky at 12:55 | Comments (0) | TrackBack

Aznar

«Sono giovane ma penso al mio Paese e al mio partito. Lasciare volontariamente il potere è la cosa migliore da fare in questo momento. Come tutte le cose della vita, il potere deve avere il suo tempo. Prolungare le cose darebbe più inconvenienti che vantaggi. La mia decisione è frutto di una riflessione politica e di un impegno morale verso i miei concittadini».
Il nostro highlander dovrebbe leggersi l'intervista rilasciata ieri da Aznar a Le Monde e a La Stampa.

Posted by Peter Kowalsky at 12:43 | Comments (0) | TrackBack

08.03.04

Terrorismi

Ieri sera la tv francese M6 ha intervistato il terrorista Carlos dal carcere di Saint-Maurminuti dove sconta l'ergastolo. Carlos ha lodato Bin Laden, Castro e tutti i rivoluzionari, ed ha anche parlato delle vittime dei suoi attentati in Francia (il treno Parigi-Tolosa, il TGV Parigi-Marsiglia e quello alla stazione Saint-Charles) dicendo che "non ci sono vittime innocenti".
In Francia non l'hanno presa bene questa intervista, specialmente i familiari delle vittime.
Una posizione ben diversa da quella tenuta in Francia per il terrorista italiano Cesare Battisti, come testimonia questa intervista allo scrittore Philippe Sollers.
Sul caso Battisti merita leggere la lunga analisi di Barbara Spinelli, pubblicata ieri su La Stampa.
Aspettando di vedere se i francesi usciranno dalla "prigione mentale" che si sono costruiti.

Posted by Peter Kowalsky at 14:39 | Comments (0) | TrackBack

11.02.04

Guida pericolosa

Se fosse successo qui, gli avrebbero tolto qualche punto dalla patente invece che metterglielo sulla gamba.

Posted by Peter Kowalsky at 12:07 | Comments (0) | TrackBack

19.01.04

Is your boss a 'corporate psycho'?

Millions of harassed workers could have their worst fears confirmed about their bosses thanks to a new test to weed out the 'corporate psycho'.
Se sospetti questo del tuo capo, leggi cosa dice il professor Robert Hare.
Ma il rimedio c'è e si chiama MHS.
E se vuoi conoscere per tempo le loro novità, compila subito questo.
Io, quando sarà pronto, prenderò il "Violence Reduction Program (VRP)", ma anche il "Davidson Trauma Scale (DTS) for Windows: Version 5 Software" mi tenta.

Posted by Peter Kowalsky at 19:09 | Comments (0) | TrackBack

06.01.04

Benessere, società del

Anche per aprire un bar si deve sottostare ad una serie di norme, prime fra tutte quelle di natura sanitaria. E poi di controlli.
Invece per noleggiare un charter pare di no.
L'aereo della Flash Airlines aveva già fatto quattro tratte prima di cadere, tutte in Italia.
Oggi gli svizzeri affermano che avevano già informato anche l'Italia dei pericoli per la sicurezza aerea di questa compagnia e delle infrazioni che avrebbe commesso in passato.
Ma ora le cose cambieranno. No?
Intanto c'è una moltitudine di gente che pur di non starsene a casa e partire è disposta a comperare viaggi senza nemmeno sapere di quale compagnia è l'aereo e di che velivolo si tratta. Basta costi poco. Basta non starsene qui.

Posted by Peter Kowalsky at 14:49 | Comments (0) | TrackBack

20.12.03

Inglesi

Pare che finalmente ce l'abbiano fatta.
Fotografato per la prima volta un fantasma, ripreso dal sistema di sicurezza a circuito chiuso di Hampton Court, la reggia dove visse Enrico VII.

Posted by Peter Kowalsky at 14:42 | Comments (0) | TrackBack

17.12.03

Fighting a Global Counterinsurgency

Still, to be fair to the Pentagon, it's not just that we need more boots on the ground. Rather, the strategic challenge of the war on terrorism requires empowering soldiers with skills that allow them to better operate in protracted, low-level war. In this regard, Defense Secretary Rumsfeld is correct in his emphasis on making the regular military operate more like the Special Forces. In particular, an emphasis on sustainability, self-sufficiency, and adaptability-including language skills and region-specific knowledge-is far more important than speed in a protracted counterinsurgency.
Thus, defense transformation must bring about a change in the military mindset from what Eliot Cohen calls a "mass army" to that of an "imperial army".

Questo è ciò che sostiene in uno studio l'American Enterprise Institute.
Serve un esercito imperiale. E subito. Da qualche tempo sembra proprio di vivere in un film.

Posted by Peter Kowalsky at 15:04 | Comments (0) | TrackBack

24.11.03

Gerusalemme! Gerusalemme!

fini_gerusalemme.jpgDiciamo che ce l'ha fatta. E' da ieri in Israele, contro tutte le avversità.
Non è successo nulla che all'ultimo facesse rinviare il viaggio e, al momento, non è accaduto niente che lo debba far ritornare anzitempo.
Oggi si registra solo il nubifragio in Liguria, la protesta dei lucani, e all'estero l'incendio a Mosca, insomma robetta.
Fini è a Gerusalemme, finalmente.
Oggi tutte le prime pagine sono per lui, con o senza kippà. "Infami le leggi razziali italiane", "Sul muro c'è un pregiudizio evidente", e poi "Dobbiamo farlo per conoscere i nostri giusti e per tramandarne l'esempio dobbiamo farlo per denunciare le pagine vergognose che ci sono nella storia del nostro passato".
E in quello un po' più recente?

Posted by Peter Kowalsky at 17:01 | Comments (0) | TrackBack

21.11.03

Bush's UK visit

Top Ten George W. Bush Complaints About England

10. "Clocks are five hours fast"
9. "Everybody's speaking some crazy foreign language"
8. "Harry Potter won't return phone calls"
7. "So touchy about minor things...like going to war under false pretenses"
6. "They don't know where Saddam is either"
5. "Queen Elizabeth not half as funny as 'King of Queens'"
4. "Disappointed to learn 'Big Ben' is just a giant clock"
3. "Pack a gum costs 2 pounds -- who carries two pounds of money?!"
2. "I've been here for 36 hours and Prince Charles hasn't made a single move on me"
1. "Driving on the left reminds me of my drinking days"

E sempre al Late Show ho sentito all'incirca questo:
"L'Inghilterra è nostro alleato, no? Se mi fanno tutte queste manifestazioni di protesta chissà cosa succede se vado in visita in un paese nemico..."

Posted by Peter Kowalsky at 16:47 | Comments (0) | TrackBack

06.11.03

Israele

Certo che se continua così, Gianfranco Fini dovrà ricorrere alle cure di qualche psicologo. Ogni volta che è a un passo dal suo sospirato viaggio in Israele, succede sempre qualcosa che lo mette in standby. Magari per colpa del Cavaliere.
E ora, quando di nuovo sembrava fatta dopo l'ultima crisi, c'è la questione del sondaggio UE che ricongela il viaggio.
Pensavo a questo qualche giorno fa leggendo su La Stampa l'interessante articolo di Fiamma Nirenstein sui motivi che hanno distorto l'informazione sull'intifada.
Personalmente, sulla questione Israele-Palestina sono stanco di sentirne parlare.
E' da quando ero bambino, dai tempi cioè della tv in bianco e nero, che sento parlare della "crisi in Medio Oriente".
Fino a che, da una parte e dall'altra, coloro che devono discutere della pace sono gli stessi che si sono fatti la guerra, non si faranno definitivi passi avanti.
Per me è ormai una questione loro, di israeliani e palestinesi. Si sono scelti loro Sharon e Arafat. Perché dovremmo sentirci ancora tanto coinvolti?

Posted by Peter Kowalsky at 07:25 | Comments (0) | TrackBack

20.10.03

Endurance

Giornata fredda e piovosa.
Poca voglia di iniziare la settimana.
Sui giornali e in TV solo notizie deprimenti o angoscianti, a cominciare da Lampedusa.
Una sola buona notizia.
Questo idiota ha (per il momento) smesso di rompere i maroni.

Posted by Peter Kowalsky at 15:36 | Comments (0) | TrackBack

07.10.03

Terminator

Che un austriaco possa diventare governatore della California, ci può interessare poco. Che non parli bene l'inglese, ancora meno. Che gli altri candidati possano essere come questa attrice di film hard, non ci riguarda.
E lasciamo stare che venga accusato di molestie sessuali verso le donne: potrebbe succedere a chiunque, o quasi.
Va bene tutto. Purchè non segua la carriera dell'altro attore suo predecessore e tra qualche anno ce lo troviamo tra le balle tutti i santi giorni.
Fermati lì. Arnold.

Posted by Peter Kowalsky at 22:53 | Comments (0) | TrackBack

05.10.03

Avvocati

Leggo sui giornali di oggi che la donna kamikaze che ha provocato la strage al ristorante di Haifa, era avvocato.
Se dovesse succedere anche qui, le cause durerebbero probabilmente meno.

Posted by Peter Kowalsky at 15:09 | Comments (0) | TrackBack

Poeta

Turbato dal baciamano di Chirac alla First Lady, Bush diventa poeta.
Le rose sono rosse le violette sono blu
Oh, fagotto nel mio letto quanto mi manchi tu
Le rose son più rosse e io sono ancor più triste
vedendoti baciata da quel galante tizio francese
Manchi anche ai cani e ai gatti, Barney già fa il matto
e poichè l'hai fatto cadere una scarpa ti ha mangiato.
La distanza, mia cara è una così grande barriera
La prossima volta che vuoi un'avventura atterra su una portaerei.

Se l'avesse scritta qualche mese fa, tutto sarebbe stato più chiaro.

Posted by Peter Kowalsky at 14:10 | Comments (0) | TrackBack

18.09.03

Isabel

capefear.jpgIsabel in arrivo a Cape Fear.
Raccontiamogli la trama:
Cape Fear rappresenta la prima incursione nel thriller per Martin Scorsese, coinvolto nel progetto dall'amico, nonché vero e proprio attore feticcio, Robert De Niro. Nick Nolte interpreta Sam un facoltoso avvocato che dopo quattordici anni si ritrova a fare i conti con Max Cady (De Niro), violento stupratore di cui fu il difensore. Cady è infatti convinto che Sam nascose delle prove che avrebbero potuto alleggerire la sua pena ed è deciso a vendicarsi con ogni mezzo su di lui e sulla sua famiglia. Ma quello che Sam non si aspetta è che Cady, durante gli anni di carcere, ha studiato legge ed è in grado di preparare la sua vendetta impedendogli di trovare una via di fuga legale, imprigionandolo in un incubo che potrà avere una sola conclusione...

Posted by Peter Kowalsky at 13:53 | Comments (0) | TrackBack

22.08.03

Alì il chimico

Pare che ieri abbiano preso Alì il chimico.
Ma non era già morto?
Finirà che ora catturano anche i figli di Saddam.

Posted by Peter Kowalsky at 09:32 | Comments (0)

11.05.03

Everest

Da non perdere National Geographic di questo mese, dedicato all'anniversario della conquista dell'Everest.
E vale la pena prendere anche il DVD di National Geographic, Una sfida lunga 50 anni; niente di nuovo, ma sempre valido.
Per vedere l'immagine interattiva a 360° dalla vetta, basta andare qui.
Foto, interviste, video e tanto altro sull'Everest, su Everest50.

Sempre in tema di montagna, la storia di uno decisamente con le palle.
Alpinista dello Utah, rimasto con il braccio bloccato da un masso mentre saliva un canyon, dopo quattro giorni, ormai allo stremo, decide di amputarsi il braccio con un temperino.
E' poi sceso giù con il braccio amputato nello zaino per tentate di farselo riattaccare in ospedale.

Posted by Peter Kowalsky at 15:22 | Comments (0)

26.04.03

Ginevra, convenzione di




D'accordo, a suo tempo gli iracheni non erano stati eleganti quando hanno mostrato in TV i prigionieri americani, ma adesso - da vincitori - che bisogno c'è di ricambiare così?
Questo è il trattamento che i soldati americani riservano ai prigionieri iracheni, documentato dal quotidiano norvegese Dagbladet.
Ieri il giornale ha pubblicato altre foto relative ai prigionieri iracheni.
Tanto questi non facevano parte del mazzo di carte.

Posted by Peter Kowalsky at 14:43 | Comments (0)

19.04.03

Ultima ora

RaiNews24: "Iraq, catturato ministro delle finanze".
Là non c'è il condono tombale.

Posted by Peter Kowalsky at 10:49 | Comments (0)

18.04.03

Referrers

E' l'ultimo post (lo giuro) su Monica Maggioni.
Lo faccio perchè questo mese notavo che, dei pochi avventori di questo blog, il 6,25% vi sono capitati cercando informazioni su Monica (solo invece lo 0,6% cercando Giovanna Botteri, lo 0,30 Lilli Gruber e Tiziana Ferrario).
C'è evidentemente un certo interesse per questa giornalista, ma il perchè mi sfugge.
Mi chiedo solo se Monica sia riuscita finalmente a dare la sua esatta posizione in Iraq.
Finora parlava sempre di località "imprecisata", perchè era embedded.
Ed ora? Pare abbia sospeso ogni contatto anche con quella miniera di informazioni che è Merateonline.
L'ultimo articolo è del 1 aprile, e merita anche questo di essere letto.
Anzi, vedo ora che ce n'è uno del 3 aprile (sempre da una località imprecisata): "I missili di Saddam piovono sulla base, fanno scudo i Patriot": Rieccomi. Il telefono è ancora out per qualche giorno...
Mi tranquillizzo.

Posted by Peter Kowalsky at 06:44 | Comments (0)

10.04.03

The end

Vedere le immagini trasmesse ieri da tutte le TV mi genera strane e contrastanti impressioni.
Innanzitutto felicità per la gioia mostrata dalla popolazione dopo l'arrivo dei primi carri armati americani, al di là dei prevedibili simbolismi mostrati.
Vedere anche i filmati, nella stessa giornata, di giovani civili che combattono con armi leggere nella stessa Baghdad per cercare di liberare un ponte controllato dagli americani, e vederli colpiti spesso a morte, mi lascia concertato. Forse non erano feddayn, ma ragazzi che semplicemente combattevano per orgoglio del propro Paese, magari infatuati dai discorsi degli ultimi giorni di Saddam e del ministro dell'informazione.
Così mi sorgono tante domande. Non dove sia finito Saddam e i suoi figli, perché a questo punto mi sembra prevedibile che sia scomparso.
Piuttosto per come si sia svolta questa strana guerra.
Dall'inizio non è stata schierata la famosa Guardia Repubblicana, ma solo volontari e gente del partito.
Poi, i ponti non sono stati minati, non è stato fatto uso di armi chimiche e la grande difesa di Baghdad non c'è stata. Nessuno dei ponti della città è stato distrutto.
Lo stesso è accaduto a Bassora, solo che lì gli inglesi hanno giustamente atteso il momento giusto per entrare evitando stragi di civili.
Insomma non è stato fatto nulla per rallentare l'avanzata degli anglo-americani.
Sentire, ieri, l'ipotesi che ci sia stato un accordo preventivo tra generali iracheni (e forse anche Saddam?) e alleati per consegnare il Paese in questo modo, mi lascia sbigottito pensando ai civili morti e ai combattenti morti, che ormai a questo punto non sembra fossero militari.
Dove sono scomparsi i 120.000 uomini della Guardia Repubblicana? Si sono mai visti combattere?
Tutti i giornalisti che sono in Iraq, specialmente quelli "embedded" che combattimenti hanno visto, contro chi?
Pensare che alla fine sia stato tutto una montatura, che ha causato morti da una parte e dall'altra, ti fa istintivamente incazzare.

Posted by Peter Kowalsky at 08:38 | Comments (0)

09.04.03

Palestine Hotel

Is there some element in the US military that wants to take out journalists? si chiede oggi Robert Fisk, corrispondente da Baghdad di The Independent's.
I was driving on a road between the tanks and the hotel at the moment the shell was fired – and heard no shooting. The French videotape of the attack runs for more than four minutes and records absolute silence before the tank's armament is fired. And there were no snipers in the building. Indeed, the dozens of journalists and crews living there – myself included – have watched like hawks to make sure that no armed men should ever use the hotel as an assault point.
Il resto del suo commento qui.

Posted by Peter Kowalsky at 08:00 | Comments (0)

08.04.03

Surreale (ma pazzesco)




Quello che si vede da ieri a Baghdad mi sembra totalmente surreale, nonostante la drammaticità del momento.
L'inviato televisivo (uno a caso, Lilli Gruber) sta commentando che gli americani sono entrati in città e che i combattimenti sono furiosi, e alle sue spalle si vede il traffico delle auto, come se la situazione fosse normale.
Si vedono poi le riprese degli scontri, la fuga dei soldati iracheni sulle sponde del fiume, uno addirittura si spoglia e corre in mutande. Altri tentano di salvarsi gettandosi in acqua, ma gli americani mitragliano il fiume.
Poi si vede l'intervista al ministro iracheno dell'informazione (personaggio che per le cazzate che sta sparando da una settimana meriterebbe un posto fisso alla Gialappa's) che da una terrazza dichiara che gli americani non sono a Baghdad (e alle sue spalle si vede il solito traffico di auto).
Poi altre immagini di soldati americani dentro uno dei palazzi di Saddam.
E infine, Lilli Gruber con il giubbotto anti-proiettile. E il foulard.
Totalmente fuoriluogo. Il foulard, non il giubbotto.

Posted by Peter Kowalsky at 18:37 | Comments (0)

06.04.03

Controinformazione

C'è un sito russo, aeronautics.ru, che si occupa di analisi militari.
E una sua sezione dedicata alla guerra in Iraq, (che non è altro che la traduzione in inglese di iraqwar.ru, fornisce informazioni (spesso esatte e precise) ben diverse da quelle "ufficiali" anglo-americane e irachene.
Pare che sia gestito da ex uomini del Kgb. Qui si possono scaricare i loro report, tanto per farsi un'idea.
Questo che segue è tratto dal report del 23 marzo.
March 23, 2003, 1200hrs MSK (GMT +3), Moscow - The situation in southern Iraq can be characterized as unstable and controversial. Heavy fighting is taking place in the Umm-Qasr-An-Nasiriya-Basra triangle. Satellite and signals intelligence show that both sides actively employ armored vehicles in highly mobile attacks and counterattacks. Additionally, fighting is continuing near the town of An-Najaf.
As of this morning the Iraqi defenses along the Basra - An-Nasiriya - An-Najaf line are holding.
Following the yesterday's Iraqi counter strike near An-Nasiriya the US command was forced to halt the advance of its troops toward An-Najaf and to redirect a portion of available tank forces to cover the flanks of the 3rd Motorized Infantry Division attacked by the Iraqis. By late evening yesterday constant air strikes and increasing strength of American tank attacks forced the Iraqis to withdraw their troops back to eastern parts of Nasiriya, across the Euphrates river, were they assumed defensive positions along the river bank.
During the last day of fighting the Iraqis lost up to 20 tanks, up to 2 artillery batteries, and around 100 troops.
Yesterday's US losses are estimated at 10 destroyed or disabled tanks, several armored personnel carriers and up to 15 troops killed in action.
By 0700hrs MSK today the fighting at Nasiriya stopped. Currently both sides are rushing to regroup their forces and to get them ready for more fighting in this area.
Near Basra the advance of the coalition forces came to a complete halt at the near approaches to the western and southwestern outskirts of the city. The US and British forces are rushing to settle into defensive positions after failing to surround Basra. Eastern and northern approaches to Basra remain open and under control of the Iraqi forces.
More controversial reports are coming in from the town of Umm-Qasr. As early as three days ago the US command has declared that the coalition forces have captured this small port town and the adjacent oil terminal. However, throughout these three days heavy fighting continued in the town and in the suburbs. The US forces are still unable to break the defense put up by the Iraqi 45th brigade defending the town.
Moreover, several counterattacks by the Iraqi forces at Umm Qasr have pushed the US forces out of some part of the town. During last night the Iraqi 45th brigade was reinforced by a special tank battalion of the 51st Infantry Division. The reinforcement included up to 600 troops and 10 tanks. However, the coalition forces were also strengthened overnight with two tank battalions and self-propelled artillery. As of 1000hrs MSK this morning heavy fighting continues at Umm Qasr.
According to intercepted radio communications, the British marine infantry units in defensive positions on the Fao peninsula have requested emergency air and artillery support after being attacked by superior Iraqi forces. So far it is not clear whether this was an actual counterattack by the Iraqis or just a nuisance attack. The British commanders report that their positions are being attacked by up to a regiment of infantry supported by tanks.

Posted by Peter Kowalsky at 18:42 | Comments (0)

04.04.03

Demolizioni

Puntuale come le previsioni meteo, ogni giorno appare il gen. Vincent Brooks, portavoce del comando Alleato.
E da quando ha iniziato le sue conferenze stampa, non ha perso l'abitudine di iniziare col mostrare il lavoro ben fatto.
Ovvero, mostra le foto aeree di Baghdad prima e dopo il trattamento.
Questa è la parte della conferenza stampa che più annoia i giornalisti, è sempre la solita storia.
Anche Vincent comincia ad annoiarsi, se non fosse per la mimetica che indossa, potrebbe sembrare un professore di un istituto per geometri che con la bacchetta in mano spiega ai ragazzi come vanno correttamente costruite le case, altrimenti cadono.
Dai Vincent, non manca poi molto alla fine delle lezioni...

Posted by Peter Kowalsky at 14:57 | Comments (0)

La lezione inglese

MENTRE è in pieno e drammatico corso l’attacco, forse definitivo, a Baghdad, tutti straparlano dell’America, sostenendo o criticando con buone o cattive ragioni l’amministrazione americana; ma non molti dedicano nelle televisioni e nei giornali lo spazio che meriterebbero la significativa presenza bellica inglese in Iraq e la politica estera inglese prima e ora durante lo scontro armato. Eppure l’Inghilterra, imbarcatasi in una guerra approvata dopo complesse e dilatorie manovre diplomatiche da Tony Blair, considerato una volta la stella polare delle sinistre europee, sta svolgendo al meglio sul campo il suo ruolo di alleato degli Stati Uniti: con notevole dignità, tradizionale abilità e il massimo di umanità possibile in un conflitto difficile come questo.
Enzo Bettiza traccia una distinzione, che condivido, sul comportamento dei militari inglesi rispetto a quelli americani.
Il resto dell'articolo lo trovate qui.

Posted by Peter Kowalsky at 14:47 | Comments (0)

Rapita?

Che fine ha fatto Monica Maggioni? Da qualche giorno i suoi servizi sono abbinati sempre allo stesso video di una furiosa battaglia notturna, alla quale neanche lontanamente può aver assistito.
D'altra parte lei parla sempre della quotidianità della vita nel suo "accampamento" di elicotteristi: qualche giorno fa ha narrato della difficoltà dei prigionieri iracheni di pisciare con le manette di plastica e del fatto che dabbano aiutarsi a vicenda. Oggi ha raccontato che l'attività degli elicotteristi è molto importante nella guerra moderna, che tutte le notti partono, che ritornano all'alba, ecc.
Temo che Monica sia stata rapita dagli elicotteristi USA e che la costringano a parlare solo di banalità.
Io invece resto sempre rapito quando la vedo e sopratutto quando leggo i suoi resoconti sul, per me ormai fondamentale, Merateonline.
Il 27 marzo la chiamano al telefono, ma non risponde lei:
“ Pronto, pronto, ciao sono Giulietti, Monica non è al campo, è partita in camionetta con i militari per un sopralluogo oltre il perimetro della base. Posso sostituirla io. Oggi la giornata è meteorologicamente splendida. La tempesta di sabbia è passata, e io e Monica siamo riusciti a dedicare un po’ di tempo a ripulire tutto quanto ci siamo portati dietro dal Kuwait e che è impresentabile oltre che inutilizzabile. Diciamo che abbiamo fatto il bucato, senza acqua naturalmente. Le condizioni al campo sono spartane. Sveglia alle cinque. La luce è razionata, un generatore ce la assicura in tenda solo per tre/quattro ore. I telefoni satellitari riusciamo a caricarli perché ci attacchiamo alla batteria di un camion per il trasporto di carburante. L’ igiene? Certo te lo ha già detto Monica, non posso che confermare. L’ultima doccia me la sono fatta il 19 marzo. Tiriamo avanti a fazzolettini umidi. Il campo è in continuo allestimento. E’ come un grande puzzle cui si aggiungono tessere senza che il disegno sia mai completato."
Il titolo di questo articolo è "Monica è fuori in pattuglia con i militari. Abbiamo conosciuto una quasi nonna pilota". Il resto lo potete leggere qui.
Il resoconto della stessa storia dei bisogni dei prigionieri iracheni lo trovate qui, mentre un segnale che sia stata fatta prigioniera dagli americani lo si può dedurre da questo.

Posted by Peter Kowalsky at 14:29 | Comments (0)

02.04.03

Obiettivo Europa

Riprendo il post del 25 marzo (Il nuovo secolo americano) perchè ormai mi sono fatto alcune convinzioni sui motivi di questa guerra, anche leggendo un articolo tratto da Der Spiegel e pubblicato su Internazionale ("Il sogno americano").
Innanzitutto, questa guerra ha poco a che fare con l'attentato dell'11 settembre, perchè viene preparata molti anni prima (si veda la lettera a Clinton del Project for the New American Century del 26 gennaio 1998 e il progetto Rebuilding America's Defenses del settembre 2000).
Guarda caso questo PNAC che ha firmato la lettera a Clinton era formato da persone che oggi fanno tutte parte dell'amministrazione Bush: Dick Cheney (vicepresidente), Lewis Libby (capo dello staff di Cheney), Donald Rumsfeld (ministro della difesa), Paul Wolfowitz (vice di Rumsfeld), John Bolton (segretario di stato per il controllo degli armamaenti), Peter Rodman (responsabile delle questioni di sicurezza globale), Richard Armitage (vice ministro degli esteri), Richard Perle (presidente della commissione difesa), William Bristol (capo del Pnac e consigliere di Bush), Zalmay Khalilzad (ex ambasciatore speciale e responsabile del governo dell'Afghanistan e ora ambasciatore speciale presso l'opposizione irachena).
Ricordate il progetto dello scudo spaziale basato sulla difesa missilistica di papà Bush? Tutta roba del Pnac.
E comunque, se il vero obiettivo fosse il terrorismo, sarebbe questa la giusta strategia? Inimicarsi tutto il mondo arabo e fomentare nuovi attacchi terroristici?
Per questa amministrazione americana questo sembra un obiettivo in secondo piano, altrimenti sarebbe stato ben diverso negli ultimi l'approccio nella questione palestinese.
Ma cosa serve questa guerra in Iraq?
Secondo gli ideologi del Pnac la guerra preventiva ha come unico scopo il controllo delle riserve petrolifere di tutto il Golfo e forse anche del Caspio. Controllando il petrolio di quest'area si può agire sul prezzo: un prezzo più basso danneggerebbe la Russia, uno più alto l'Europa e il Giappone.
Ecco il piano per il dominio del mondo, un dominio non solo militare, ma sopratutto commerciale, politico, strategico e culturale.
Ma il vero obiettivo di tutta questa strategia è l'Europa, che dopo la fine della guerra fredda è l'unico (in prospettiva) potenziale competitore degli USA.
Altri link utili (tutti documenti ufficiali): la guerra preventiva di Bush, il contenimento delle armi di distruzione di massa, obiettivi e danni collaterali.

Posted by Peter Kowalsky at 14:45 | Comments (0)

01.04.03

Lilli

Stanotte Lilli Gruber è fantastica.
Indossa un bomberino marrone, si è fatta uno shampoo e si fa riprendere sotto un palmizio.
Snocciola ormai con naturalezza le cifre sui bambini morti oggi.
Ma anche i primi giorni lei era così, non è questione di abitudine.
Bruno però sembra snobbarla, la sta tenendo da più di mezzora in collegamento senza più farla intervenire e prima di salutarla manda la pubblicità.
Ma dopo la pubblicità Bruno non la congeda, anzi, chiama alla carta geografica il generaleinpensionechehafattolaprimaguerradelgolfo, per interrogarlo.
Lilli è sempre lì, ma Bruno chiede prima un parere a Franco da Kuwait City, e questo è troppo.
Lilli scompare dal monitor.
Meglio le bombe di Bruno, penserà Lilli.
E si era fatta lo shampoo.

Posted by Peter Kowalsky at 23:55 | Comments (0)

31.03.03

Bunker

Karl Esser è l'architetto che ha progettato e costruito il bunker di Saddam. Ne è molto fiero, e dice che il suo studio è stato scelto anche perché la nonna di Esser aveva progettato il bunker di Hitler.
Il tedesco che ha progettato uno dei bunker di Saddam Hussein a Baghdad dice che il presidente iracheno può sopravvivere a qualunque cosa eccetto un attacco diretto con una bomba nucleare, se rimane all'interno delle sue mura spesse un metro e mezzo.
"Potrebbe resistere all'onda d'urto di una bomba nucleare della portata di quella di Hiroshima che esplodesse a 250 metri di distanza", ha detto Karl Esser, consulente della sicurezza che ha progettato il bunker sotto il principale palazzo presidenziale a Baghdad.
Le truppe anglo-americane troveranno difficile anche aprirsi un varco attraverso le porte da tre tonnellate realizzate in Svizzera, ha detto Esser a Reuters in un'intervista.
Anche un ufficiale dell'esercito jugoslavo in pensione, che ha aiutato a costruire altri bunker per Saddam, ha detto a Reuters questa settimana che i rifugi sono impenetrabili e potrebbero resistere a una bomba atomica.
Il bunker di cui parla Esser può accogliere 50 persone e ha due tunnel di fuga, uno dei quali porta per 200 metri al fiume Tigri.
E' stato costruito tra il 1982 e il 1983 dalla società tedesca Boswau & Knauer, poi fusa nell'attuale gruppo Walter-Bau AG.
Anche un italiano ha partecipato alla costruzione di questo bunker. E' Pietro Concas e ne parla l'Unione Sarda.

Posted by Peter Kowalsky at 20:36 | Comments (0)

29.03.03

Giornalisti in gita

Radio Rai3 sta spiegando ora come sono stati catturati i sette giornalisti italiani a Bassora.
La versione è un po' diversa da quella che sta dando Repubblica.it, o il Corriere della Sera.
Riferisce Rai3 che i giornalisti sarebbero entrati a Bassora pensando che la città fosse per gran parte in mano alle forze anglo-americane.
Si sono trovati in una piazza, la polizia li ha visti e avrà detto qualcosa del tipo "Ehi voi, cosa ci fate qua!".
Presi e portati in albergo.
Fine della gita. Che è finita bene, perchè sono stati presi dalla polizia e non dall'esercito.
Ora comunque potranno vedere anche Baghdad.

Posted by Peter Kowalsky at 09:41 | Comments (0)

28.03.03

Inviati di guerra




Ieri sera stavo aspettando di vedere un film su Rai2 (si, ho riacceso la TV, ma solo per il film) e stavano dando il TG2.
E ho visto una cosa che non so spiegare: hanno annunciato le previsioni meteo, è arrivato il solito colonnello, solo che è apparsa una cartina dell'Iraq e hanno fornito il meteo sul Golfo, con tanto di previsioni sulle tempeste di sabbia dei prossimi gioni. Qualcuno aveva idea di fare il week-end lì?
Ma la cosa che più mi affascina dei TG Rai sono i collegamenti con Monica Maggioni.
La giornalista è al seguito di un gruppo di marines che sta puntando su Baghdad.
Era partita il 21 marzo annunciando che si trattava di una missione che doveva durare 40 ore. Ora sono 3 giorni che è ferma nell'accampamento dei marines chissà dove.
Sul sito Merateonline si possono trovare tutti i suoi resoconti dal fronte, tipo "A fari spenti nella notte sballottata tra due marines", oppure "Sognavo una doccia ma ci sono 60 elicotteri a fare da tendina nella base più avanzata verso Baghdad".
Mi fa simpatia Monica Maggioni perchè durante questo viaggio si è come trasfigurata: fisicamente sembra ingrassata e gonfia in faccia (le tempeste di sabbia o le razioni alimentari?) e la voce, sopratutto nei collegamenti con i TG della notte, non sembra più la sua. Impastata, come se fosse ubriaca o se avesse fumato tutti i cannoni dei marines.
Ieri ha scritto un pezzo anche per La Stampa, "Mangiare plastica e non lavarsi: è la guerra nel deserto", trattando dell'igiene personale dei marines.
Mi fa simpatia Monica, chissà come arriverà alla fine di questa avventura.

Posted by Peter Kowalsky at 14:42 | Comments (0)

26.03.03

Conferenza stampa

Poco fa mi è capitato di vedere su Rainews24 la conferenza stampa del Comando generale anglo-americano a Doha, Qatar.
Il portavoce è il gen. Brooks, giovane militare di colore sicuramente telegenico e di buone maniere.
Ha iniziato spiegando i fatti di rilievo delle ultime 24 ore, non dicendo nulla di preciso.
Poi ha commentato le immagini trasmesse su un bel monitor al plasma, riguardanti bombardamenti di precisione, come un blindato posizionato sotto un ponte colpito senza toccare il ponte stesso, o foto di edifici colpiti con precisione.
Fino a questo momento il generale è stato molto sul vago, le notizie che forniva - nonostante le foto - non davano nessuna spiegazione puntuale sull'andamento dell'azione militare. Deludente.
Subito dopo sono cominciate le domande dei giornalisti, che hanno chiesto quello che tutti avrebbero chiesto, dato che il generale non aveva detto quasi nulla.
Un gionalista ha chiesto se, oltre ai bombardamenti chirurgici, non mostravano anche le foto dei bombardamenti a Baghdad, o le foto degli obiettivi il cui bombardamento non era stato "chirurgico".
E ancora, è stato chiesto se la televisione sia un obiettivo militare, risposta vaga.
Un altro ha chiesto cosa poteva dire sul bombardamento di poche ore prima a Baghdad che aveva causato 15 morti. Brooks ha risposto che non aveva notizie in merito.
Decine e decine di domande precise, sempre risposte vaghe.
L'impressione di questa conferenza stampa è stata pessima, dando l'immagine di un Comando militare forse non del tutto capace di controllare la situazione. E certamente reticente.
I giornalisti invece sono sembrati molto diretti e privi di sudditanza, compresi quelli anglosassoni. Almeno questo è confortante.

Posted by Peter Kowalsky at 14:44 | Comments (0)

25.03.03

Memoria cinese

Durante l'attacco in Serbia nel 1999, gli USA colpirono l'ambasciata cinese. Per errore. Tre morti e venti feriti.
Quella volta gli americani si giustificarono dicendo che le loro mappe non erano aggiornate.
Oggi si è saputo che i cinesi hanno fornito agli Stati Uniti l'indirizzo e la mappa dettagliata della sua ambasciata a Baghdad.
E poi qualcuno pensa che i cinesi non siano ironici.

Posted by Peter Kowalsky at 22:14 | Comments (0)

Il nuovo secolo americano

Il 26 gennaio 1998 il Project for the New American Century (Pnac) chiedeva con una lettera a Bill Clinton, all’epoca presidente degli Stati Uniti, il rovesciamento del regime di Saddam Hussein. Tra le firme c'erano alcuni dei nomi più influenti dell'attuale governo degli Stati Uniti. E cioè: Dick Cheney, vicepresidente; Lewis Libby, capo dello staff di Cheney; Donald Rumsfeld, ministro della difesa; Paul Wolfowitz, vice di Rumsfeld; Peter Rodman, responsabile delle “questioni di sicurezza globale”; John Bolton, segretario di stato per il controllo degli armamenti; Richard Armitage, vice ministro degli esteri; Richard Perle, ex vice ministro della difesa dell’amministrazione Reagan e ora presidente della commissione difesa; William Bristol, capo del Pnac e consigliere di George W. Bush; e Zalmay Khalilzad, ambasciatore speciale di Bush presso l’opposizione irachena.
La lettera, pubblicata su Internazionale.it, merita di essere letta.

Posted by Peter Kowalsky at 21:56 | Comments (0)

22.03.03

Armi di distruzione di massa

Dove sono? Vedendo la TV e sentendo e seguendone i commenti, pare che gli americani arriveranno a Baghdad nel giro di qualche giorno, senza trovare grande resistenza.
L'impressione è che si trovino di fronte un popolo allo sbando.
E le armi di distruzione di massa Saddam non le usa? Non era questo il motivo ufficiale della guerra?
Speriamo che almeno una di queste armi venga fuori, altrimenti risulterà a tutti evidente quale è stato lo scopo di questa guerra: il petrolio.
Gli americani stanno facendo i forti con un paese debole, sempre la stessa strategia dalla fine della seconda guerra mondiale.
Si dimostrano manichei e totalitari.
La ragione risiede solo negli USA, e deve essere applicata a qualunque costo e dovunque faccia comodo.
Non importa se poi otterranno risultati contrari; intanto devono provarci.
E' probabile che tutto finisca gerenado una situazione ancora più instabile di quella di prima.
I turchi ieri sera sono entrati in Iraq. Questo lo avevano previsto?
E adesso? Di sicuro non si metteranno contro i turchi, non hanno mica armi di distruzione di massa quelli!

Posted by Peter Kowalsky at 09:11 | Comments (0)

10.02.03

Ne buvez plus idiot, buvez engagé!

Avete sete ma non vi pare il caso di questi tempi di dissetarvi con bibite americane?
Nessun problema, c'è Mecca-Cola!
Non bevete più idiota, bevete impegnato. Con questo slogan Mecca-Cola intende destinare il 20% dei profitti ad una organizzazione per i bambini palestinesi e un altro 10% ad una organizzazione umanitaria europea.

Posted by Peter Kowalsky at 14:34 | Comments (0)

02.02.03

Shuttle

Stamattina il TG5 ha aperto dicendo più o meno "oggi in cielo ci sono sette nuove stelle...".
Il mondo è schoccato. Anche il Papa ha ricordato gli astronauti.
Conoscevano però il rischio e credo che per nulla al mondo avrebbero rinunciato al loro lavoro.
Ci sono miliardari che darebbero qualunque cifra per fare un viaggio sullo spazio, e qualcuno l'ha fatto.
Trovo più schoccante quando degli operai muoiono in cantiere sotto un muro crollato.
Rischiavano per pochi soldi e probabilmente lasciano le famiglie senza alcun sostegno economico.
Quando accade, più spesso dell'astronave che non rientra, se ne parla con poca enfasi.

Posted by Peter Kowalsky at 20:39 | Comments (0)

19.11.02

Capitalismo rosso

Eletto il nuovo Comitato ristretto del Politburo a conclusione del XVI congresso del PCC:
Hu Jintao, 60 anni, ingegnere
Wu Bangguo, 61 anni, ingegnere
Wen Jiabao, 60 anni, geologo
Jia Qinglin, 62 anni, ingegnere
Zeng Qinghong, 63 anni, ingegnere
Huang Ju, 64 anni, ingegnere
Wu Guanzheng, 64 anni, ingegnere
Li Changchun, 58 anni, ingegnere
Luo Gan, 67 anni, ingegnere.

Più che un comitato politico, un consiglio di amministrazione.

Posted by Peter Kowalsky at 06:33 | Comments (0)