LO SCRITTORE REPLICA ALL’EDITORIALE DELLA «STAMPA» DI DOMENICA Sollers: cari italiani il caso Battisti è un affare francese «Per noi non si tratta di giudicare il fondo della cosa ma di affermare un diritto che Mitterrand ha solo ribadito: la Francia terra d’asilo» corrispondente da PARIGI HO letto l'editoriale di Barbara Spinelli e voglio precisare di non aver mai detto che Cesare Battisti è un eroe rivoluzionario...» Eccoci di fronte a Philippe Sollers, grande scrittore francese, grande «editor» della prestigiosa casa editrice Gallimard, «padrino» della causa dell'ex terrorista in attesa di estradizione e sul quale si è aperta una velenosa controversia tra Francia e Italia sulla realtà degli anni di piombo. Diecimila e più intellettuali francesi hanno firmato l'appello a favore di Battisti condannato a due ergastoli per quattro omicidi commessi tra '78 e '79 dai Pac (proletari armati per il comunismo) di cui era fondatore e leader. Barbara Spinelli, su La Stampa di domenica, ha scritto ai suoi difensori una lettera aperta: «Cari amici francesi, su Battisti sbagliate». Dal suo ufficio di Gallimard, lo scrittore risponde. Monsieur Sollers, i giornali hanno riportato che lei ha definito Battisti un eroe rivoluzionario. «È un malinteso, io avevo detto un ex rivoluzionario che se ha vissuto, insieme a molti altri, degli anni folli, adesso non è più folle ed è la ragione per la quale oggi bisogna voltare pagina». Il problema è che per far tornare i conti voi falsificate la storia italiana. Barbara Spinelli la definisce «ignoranza militante». Lei cosa ne sa del processo Battisti? «Vede, per me non si tratta di giudicare il fondo della cosa, né di rifare in Francia il processo di Battisti. Non è questa la questione. Noi solleviamo un problema di diritto: le più alte cariche dello Stato - e non solo François Mitterrand - hanno preso un impegno e quell'impegno va mantenuto perché risponde a ciò che si chiama diritto di asilo ed è una storica tradizione del nostro Paese. Io mi ribello a questa violazione». Dunque si tratta di una questione puramente francese? «Sì, capisco bene l'emozione che provoca in Italia ma c'è un malinteso. Non si tratta di rifare il processo a Battisti, ma soltanto dell'estradizione, che gli era già stata negata dai giudici francesi». Questo è un altro malinteso, perché Battisti non è stato estradato per un vizio di forma nella procedura, non perché la richiesta sia stata giudicata infondata. «Lo so, ma la questione è: si può estradare qualcuno oggi per fatti che risalgono a 25 anni fa?». E' dal '90 che l'Italia chiede l'estradizione di Battisti, processato e condannato allora da corti normali e non speciali come dite voi. «Comunque sono passati 25 anni...». E allora? Si tratta di omicidi. Lei crede che gli omicidi debbano essere prescritti? «No». Nel diritto francese gli omicidi cadono in prescrizione? «No». Dunque bisogna fare eccezione con Battisti? «No, ma guardi, in quegli anni in Italia c'era una vera guerra civile». Non c'era nessuna guerra civile, ma un fortissimo conflitto sociale nel quale gruppuscoli di assassini hanno tentato di imporsi e sono stati isolati, dalla società e dal sistema democratico. «Ma non bisogna dimenticare che c'erano gli attentati e le stragi di estrema destra». E allora? Per rispondere ad atti criminali lei pensa fosse giustificato assassinare a freddo un maresciallo, un agente, un macellaio e un gioielliere come hanno fatto i Pac di Battisti? «No, non giustifica certo, sono d'accordo con lei, non ho nessuna intenzione di difendere dei crimini. Ma la questione come appare qui dalla Francia, è che c'era un grande malessere sociale che fortunatamente è stato superato. Lui è qui, è stato accolto, ha due figlie, s'è rifatto una vita, noi pensiamo che non si debba essere assetati di una giustizia che assomiglia a una vendetta». Eseguire una sentenza legittima non significa affatto vendicarsi, ma difendere lo stato di diritto. E poi in Italia dopo le leggi che hanno aggravato le pene per i reati commessi a scopo terroristico, ci sono state quelle che hanno consentito di rientrare nella società. Nemmeno l'assassino di Aldo Moro - Mario Moretti - né pentito, né dissociato, è più in carcere. «Me ne rallegro. Ma guardi che io non intendo sostituirmi alla giustizia italiana né giudicarla. Difendo semplicemente una certa idea del diritto d'asilo francese». Perché allora fate una caricatura dell'Italia che, come scrive Barbara Spinelli, invece di farvi apparire universalisti come vorreste, vi rivela provinciali e disinformati? «Per quel che mi riguarda non mi associo affatto alla caricaturizzazione dell'Italia e non ho mai definito Battisti eroe rivoluzionario. Il mio discorso non si rivolge all'Italia, ma al mio ministro della Giustizia». Non sarebbe dunque più semplice ammettere che Battisti è stato condannato da una corte normale attraverso le leggi di uno stato democratico? «Guardi, io ho vissuto in Italia, so di cosa parliamo e conosco gli orrori che ne sono seguiti. Ma anche che esiste il diritto d'asilo e non è una contraddizione. Io difendo il diritto morale francese». Nelle manifestazioni lei ha detto che non bisogna cedere a un «chef d'Etat escroc», a un capo di Stato imbroglione. A chi si riferiva? A Chirac? «A Berlusconi e non lo rinnego». Ma sostenendo le vostre posizioni sui processi in Italia, come scrive Barbara Spinelli, date ragione a Berlusconi che accusa la magistratura di essere politicizzata. «Non è questo il mio obbiettivo, come le ho già detto rispondo a un'emozione e il mio vecchio principio, quasi volterriano, è che dopo un certo numero di anni la giustizia si trasforma in vendetta». Ma Battisti non ha mai scontato nulla. «Però io credo che una vera democrazia debba voltare pagina e chiedo al mio governo di mantenere la parola». E dunque, voi intellettuali francesi, non pensate di dover riflettere un po' meglio su tutta questa storia? «No, perché? E poi io non voglio essere imbarcato tra gli "intellettuali francesi". E' semplicemente Philippe Sollers che vi ha parlato». Copyright ©2002 La Stampa