22.02.07

Casualità

Sasha Sokolov.jpg
Libro del giorno: La scuola degli sciocchi, di Sasha Sokolov.

Posted by Peter Kowalsky at 08:18 | Comments (0)

26.12.06

Espiazione

Lettura suggerita per oggi, dopo l'abbuffata natalizia, ai cattolici (praticanti o pagani che siano): Zvi Kolitz, Yossl Rakover si rivolge a Dio.

Posted by Peter Kowalsky at 08:32 | Comments (0)

20.11.06

Restyling

Quando cominciai a leggere La Stampa, l'unica frivolezza che si concedeva era la righina blu sotto la testata. C'era il supplemento TuttoLibri e TuttoScienze. Il primo in seguito diventò TTL e ampliò i suoi orizzonti. Poi, ben dopo tutti gli altri quotidiani, si affiancò il magazine Specchio che si distingueva da quelli del Corriere della Sera e di Repubblica, francamente inutili. Specchio invece era una cosa a parte: aveva un formato molto piccolo, quasi come Selezione, ed era rilegato con il dorso, sul quale venivano stampati i titoli degli articoli, che non erano altro che brevi monografie. Lo potevi leggere anche mesi dopo che reggeva davvero bene il tempo.
Poi hanno cominciato a inserire nel quotidiano le foto a colori, Specchio ha cambiato formato ed è diventato anche nei contenuti del tutto simile agli altri magazine che ti rifilano insieme al giornale, hanno tolto da TTL (di nuovo poi chiamato TuttoLibri) le sezioni sul gusto (Raspelli, Petrini, Massobrio, ecc.) e ieri la conclusione di questo processo di restyling, la nuova Stampa repubblicanizzata, formato tabloid.
L'unico miglioramento (anche LaStampa.it è stata in verità un po' migliorata) è stato fatto con le previsioni del tempo, ora molto più approfondite e anche con l'indicazione sul sorgere e sul tramonto del sole e della luna.
Ma perché nell'era della tv e di internet serve un quotidiano a colori? Che bisogno ho di vedere a colori la foto di Berlusconi o di Prodi o del Papa? Tutto ciò serve solo per inserire pubblicità a colori, distraendo dalla lettura che viene resa meno piacevole.
Quanto ai contenuti, nella nuova La Stampa praticamente solo "interviste", editoriali, analisi e approfondimenti davvero pochi.
Sicuramente a Torino sono più bravi nel restayling delle automobili...
Peccato davvero. [Un vecchio affezionato lettore]

Posted by Peter Kowalsky at 14:46 | Comments (0)

16.09.06

Il Campanile

Clicca sulla foto per ingrandirlaLa salita di due ore è tortuosa, su ghiaioni, zigzagando ora a destra ora a sinistra. Ma quando le brume del mattino si diradano e intorno iniziano a profilarsi le cime è come essere il pilota di un aereo che improvvisamente esca dalla nebbia per volteggiare in un paesaggio di straordinaria bellezza. Quando poi ci si alza di quota verso il tratto finale e compare la cuspide del Campanile, e quindi tutta la sua sagoma, si resta senza fiato. Eppure Cozzi non addolcisce le proprie impressioni neppure di fronte a questa visione. Anzi definisce il Campanile "l'urlo pietrificato di un dannato"... Più di mezzo secolo prima dell'epopea del Cerro Torre le nostre Dolomiti avevano già il loro "Grido di pietra".
Renzo Bassi, Meridiani Montagne n. 22

Sette euro e cinquanta spesi bene. E se poi tu non fossi ancora convinto, se vuoi, ti ci porto io.

Posted by Peter Kowalsky at 15:22 | Comments (1)

29.08.06

Letture estive

Mi hanno regalato:
PaoloPaci - Alpi. Una grammatica d'alta quota
Stephen Budiansky - L'indole del cane. Origini, stravaganze, abitudini del Canis familiaris
Stephen Budiansky - Il carattere del gatto. Origini, intelligenza, stratagemmi del Felis silvestris catus

Mi sono regalato:
Ewan McGregor e Charley Boorman - Long Way Round. Viaggio in motocicletta da un capo all'altro del mondo
Spiro Dalla Porta Xidias - Addio al campanile
Aldo Grandi - La generazione degli anni perduti. Storie di Potere Operaio
Fergus O'Connell - Lavorare al meglio e tornare a casa presto

Posted by Peter Kowalsky at 06:17 | Comments (0)

27.05.06

I barbari guardano dall'alto

Che Alessandro Baricco abbia capito che dedicarsi a una rubrica su un giornale piuttosto che a scrivere un libro, è piuttosto tranquillizzante per la categoria dei lettori.
Che poi talvolta dimostri competenza di ciò che vuole parlare è sempre e comunque sopportabile purché lo scriva su un giornale piuttosto che in un libro.
Certo che poteva lasciar perdere di parlare sul vino alla Mondovino.
Chi è il barbaro?

Posted by Peter Kowalsky at 10:32 | Comments (0)

25.02.06

Critico liturgico

Un nuovo lavoro, quello del critico liturgico, inventato da Camillo Langone. Divertente, specie per i lettori protestanti de Il Foglio.

Posted by Peter Kowalsky at 14:26 | Comments (3)

13.09.05

Divided Kingdom

dividedkingdom.carta.jpgNel giorno della Riorganizzazione, i bambini sono stati strappati alle madri, le famiglie smembrate e la memoria si è perduta. Il nuovo sistema politico si fonda sulla teoria medievale degli umori. Collerici, malinconici, flemmatici e sanguigni sono stati deportati nei quattro quartieri dai confini invalicabili in cui il Regno è stato diviso. Per limitare i conflitti, il simile dovrà convivere con il simile. Da adulto, uno di questi bambini perduti ricostruisce l'avventuroso e doloroso percorso che lo conduce ad accettare il proprio passato negato. Allo stordito conformismo dell'infanzia, seguono un'improvvisa ribellione e una fuga che la lascia senza fiato.
Rupert Thomson
Divided Kingdom - Sei collerico, malinconico, flemmatico o sanguigno?
ISBN

Oggi collerico, grazie!
Se vuoi sapere su quale Quartiere ti avrebbero deportato, c'è il quiz.
Divided Kingdom.

Posted by Peter Kowalsky at 15:43 | Comments (0)

08.09.05

Roll, Roll...

Ho sempre cercato di evitarlo. E se mai l'ho fatto, è stato malvolentieri. Piuttosto ne prendo un altro e lo regalo. Sto parlando di libri. Amo regalarli e detesto imprestarli. Non so perché. Però sono tre giorni che ho messo a soqquadro la casa cercandone uno, Storia del pensiero economico, di Eric Roll. Bè, se per caso qualcuno passando di qua si accorgesse di avere, casualmente, la mia vecchia copia (quella dell'edizione con la copertina nera), sa cosa fare.

Posted by Peter Kowalsky at 22:51 | Comments (0)

30.03.05

Boys don't cry

WARNING! Questo romanzo è stato concepito per essere letto mentre si ascolta la registrazione dell'album dei Prodigy The Fat of the Land. IN CASO CONTRARIO POTRESTE NON SBALLARVI.

Prefazione al libro di Ilja Stogoff, Boys don't cry, Da San Pietroburgo a Kuala Lampur. Un romanzo di non formazione.

Posted by Peter Kowalsky at 13:12 | Comments (0)

20.03.05

Sono un codardo!

Lo ammetto. Non ho avuto sufficiente coraggio. Dopo averlo sfogliato e annusato per venti minuti, alla fine l'ho lasciato sullo scaffale della libreria dove ero entrato con due idee ben precise di acquisto.
Mi riferisco a Tutto e di più. Storia compatta dell'infinito di David Foster Wallace. Saranno state le formule, o le note (fittissime) a piè di pagina, o la ridondanza di abbreviazioni, ma non ce l'ho fatta. Ero sicuro sarebbe finito per un tempo infinito nella pila dei libri ancora da leggere. Ed ho lasciato stare. E siccome la mia seconda scelta non era disponibile (Boys don't cry. Da San Pietroburgo a Kuala Lampur. Un romanzo di non formazione di Ilija Stogoff) e non sono capace di uscire da una libreria senza prendere qualcosa (pagando, s'intende) ho portato a casa questo e questo.
Con buona pace dell'infinito, di Cantor e di San Pietroburgo.

Posted by Peter Kowalsky at 20:08 | Comments (0)

08.03.05

Sottozero

La lettura dell'inserto domenicale del Sole 24 Ore è un rito al quale è difficile rinunciare. Ed il bello è che lo puoi fare anche in ritardo di settimane, tanto è lo spessore di quello che ci trovi.
Ma non sempre è così.
Domenica scorsa, nella rubrica "Sottozero" ci trovo un incomprensibile (per me) articolo di Pietro Crivellaro, intitolato "Ghiaccio a doppia faccia".
Si parla di ghiaccio, dunque

Un archetipo di singolare ambivalenza: da un lato elemento infido e volubile considerato territorio diabolico, dall'altro patrimonio naturale oggi in allarmante ritirata.

Si cita nell'ordine: l'equinozio del 21 marzo, l'ondata di gelo siberiano in Italia, la morte della guida ventitreenne Massimo Farina, Dante, il Diavolo, gli antichi toponimi del Monte Bianco, Sean Connery, la mummia di Similaun, l'Antartide e la perforazione di una carota record. Insomma, una specie di tema di maturità svolto dall'alunno saputello che in realtà non sa un cazzo.
Unica cosa piacevole, una foto tratta da "Cinque giorni un'estate" di Fred Zinneman, il momento in cui scendono nel crepaccio a recuperare il corpo della guida scomparsa quarantanni prima.

Posted by Peter Kowalsky at 14:04 | Comments (0)

19.09.04

Ah! Leonardo...

Langdon e Sophie guardarono Marie che si dirigeva verso la casa. Quando Sophie si voltò verso di lui, era profondamente emozionata. " Non è esattamente il finale che mi aspettavo".
"Allora siamo in due" pensò lo studioso.

Una di quelle giornate di fine estate che ormai capitano di rado.
Cielo terso, aria fresca che mitiga il sole ancora caldo, il rumore del mare ritmato che non si confonde con le voci, la spiaggia quasi deserta.
Sto cercando di ultimare il libro più deludente dell'anno.
Sono alla fine e l'autore ha ormai perso ogni ritegno e spara a vista.
Ma c'è qualcosa che mi sta irritando più del libro. Alla fine mi rendo conto dell'ultraleggero che da un quarto d'ora scoreggia beato pochi metri più in alto.
In fin dei conti, per sputtanare Leonardo da Vinci non serve scrivere un libro di più di 500 pagine...

Posted by Peter Kowalsky at 07:41 | Comments (0) | TrackBack

12.08.04

Green Man

codicedavinci.jpgAlla fine ho ceduto.
Era lì da qualche mese e ho cominciato a leggerlo, Il codice Da Vinci di Dan Brown.
Me l'hanno imprestato con entusiasmo. Vedremo. I ringraziamenti iniziali dell'autore a decine di persone e sopratutto alla madre e alla moglie non mi sono però piaciuti. Un po' boriosi.
Magari questo libro sarà una delusione. O magari finirò qui come tanti altri, in cerca dell'Uomo Verde.

Posted by Peter Kowalsky at 17:06 | Comments (0) | TrackBack

21.03.04

Russendisko

russendisko.jpgVoi siete giovani, non possedete nulla e per voi la Germania è l'ideale: lì è pieno di scansafatiche. I tedeschi hanno un sistema sociale solido. Un paio di fannulloni in più non daranno certo nell'occhio.
Dopo il divertente Militarmusik, viene pubblicato in Italia Russendisko di Wladimir Kaminer.
Il racconto in parte autobiografico del viaggio dalla Russia a Berlino subito dopo il crollo della DDR di due giovani russi di origini ebraiche.
"Il sogno adolescenziale assume da subito i contorni di un'avventura picaresca e paradossale: tanto che qualcuno si convince a farsi circoncidere per non deludere l'ospitalità delle comunità ebraiche, e qualcun altro impara la vita non più nomade degli zingari di periferia o quella dei vietnamiti. Tutti sono animati da un'energia disperata ma goliardica: occupano case e negozi, si inventano lavori per poi abbandonarli nel giro di qualche giorno, sfruttano ingegnosamente le forme assistenziali dello Stato tedesco e si costruiscono una nuova esistenza, surreale ed eccentrica, sempre ai limiti della follia, con l'incubo della cittadinanza da ottenere ma anche con uno straordinario spirito di adattamento, che li porta a scelte tanto improbabili quanto casualmente efficaci."
Da inserire nella nota della spesa.

Posted by Peter Kowalsky at 06:58 | Comments (0) | TrackBack

11.01.04

Lista della spesa

L'odore è sempre più nauseante. Saranno i fiori, o sei tu, amore mio?
Annalisa Ferruzzi, Il funerale di Missy P.

Nel 1893 a Roma ci sono due alberghi, l'Hotel de Russie, fondato da un reduce delle campagne napoleoniche che ha fatto affari nelle salmerie e nel traffico delle antichità. E un altro a piazza di Spagna, angolo vicolo del Bottino, chiamato Serny. Sul muro del vicolo c'è un Cristo dipinto, considerato miracoloso perchè una volta, pur essendosi spento il lumino ad olio, ha continuato a illuminarsi. (TTL)
Questo è il Mistero della locanda Serny, Marco Fabio Apolloni.

Sono così gli adulti... ti scivolano piano accanto... Entrano nel tuo orizzonte, senza che tu te ne accorga... Parlano, cantano, alitano, odorano... cucinano... Lasciano cadere nel nostro mondo - che lo vogliamo o no - enormi, unte, vaporose montagne di chiacchiere e di soffritti.
Franco Stelzer, Il nostro primo, solenne, stranissimo natale senza di lei.

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26.12.03

Disturbi gastrici

Time.jpgMassimo Moruzzi ha passato il Natale in bianco, vomitando a intervalli regolari.
Io lo stesso, dopo aver sfogliato l'ultimo numero di Panorama, quello con la copertina de Il soldato della libertà. Lo avevo preso solo per il dvd allegato (Gangs of New York), poi ho voluto anche darci un'occhiata e sono partiti i conati.
Intanto, copiando Time, dedica la copertina ai soldati in Iraq. Con l'articolo di Rossella i disturbi gastrici sono diventati inarrestabili ("Il buon soldato Bush. Ha creduto nei suoi principi, li ha difesi anche nei momenti critici. Ora, dopo la cattura di Saddam, per il presidente degli Stati Uniti il secondo mandato è più vicino"). Segue una lunga serie di articoli sullo stesso tema ("Amore mio, quanto è vicino il fronte"; "Nell'esercito delle donne"; "Perché il fattore Saddam è importante ma non decisivo"; "Angeli custodi di casa nostra") e addirittura sulle armi ("Salpa il sottomarino invisibile").
Ormai un settimanale non lo comperi più per leggerlo ma o per gli allegati (cd, dvd, libro) oppure per la pubblicità (in certi casi è più interessante dei contenuti). Di Panorama non mi interessa la pubblicità. A questo punto mi chiedo se Gangs of New York si rivelerà una cagata (non l'ho ancora visto), i disturbi gastrici si tramuteranno in dirompente incazzatura.

Posted by Peter Kowalsky at 15:48 | Comments (0) | TrackBack

01.12.03

Annotazioni

Ho tra le mani Alla ricerca del medioevo, di Jacques Le Goff.
Adoro i libri che prevedono alla fine qualche pagina per le annotazioni.
Dopo qualche tempo, quando riprendi in mano il libro, ti trovi qualche nota che avevi lasciato durante la prima lettura e in genere fai una di queste considerazioni: a) la prima volta che l'ho letto non avevo capito una mazza b) l'avevo già letto davvero? c) ma non posso averli scritti io questi appunti, a chi l'avrò imprestato sto libro?
Le certezze del pensiero.

Posted by Peter Kowalsky at 12:36 | Comments (0) | TrackBack

19.11.03

Un'educazione socialista

A volte ti trovi in qualche aeroporto e devi aspettare. Non puoi nemmeno più fumare, se non vuoi farlo di nascosto nei bagni. Ti senti un idiota, aspettando. Hai due alternative: fare un abbonamento a Megabeam e usare per qualche ora internet, oppure leggere. Ma deve essere un libro che ti prenda dall'inizio alla fine. Magari di un umorismo fresco e un po' delirante. Io l'altro giorno ho letto Militarmusik di Wladimir Kaminer, ed ha funzionato.
Questo è l'incipit:
"Nel 1967 il nostro paese celebrava un importante anniversario: il cinquantenario della grande Rivoluzione d’Ottobre. I cittadini socialisti qualunque che vivevano nella società reale non avevano molte ragioni per essere orgogliosi del proprio paese e dell’ordine che vi regnava sovrano. Quell’ordine creava una serie di problemi: il problema delle salsicce, il problema dello zucchero, il problema del burro e innumerevoli altri problemi che ai loro occhi rendevano l’Unione Sovietica poco attraente. Agli occhi di un romantico, invece, la realtà aveva un mucchio di aspetti positivi. Nel balletto infatti eravamo i numeri uno. Nessuna ballerina al mondo sapeva saltare come le nostre. Anche la costruzione della più grande centrale nucleare era stata possibile solo in Unione Sovietica, ed eravamo stati noi i primi a spedire un uomo nello spazio.

Il primo cane, il primo uomo, il primo razzo. Tutti impressionanti risultati e straordinarie conquiste raggiunti grazie alla grande Rivoluzione d’Ottobre. Era appunto quanto si festeggiava nell’anniversario del 1967. Giornali, trasmissioni televisive, programmi radiofonici, assemblee di fabbrica non facevano che riportare quei successi e le fulgide prospettive per il futuro. La gente stava a sentire ed era in tutto e per tutto grata alla grande Rivoluzione d’Ottobre. Grata per la danza e grata per Jurij Gagarin, il cui libro La vista di lassù secondo i piani sarebbe dovuto uscire per i festeggiamenti dell’anniversario. Sulla “Literaturnaja Gazeta” erano state pubblicate alcune anticipazioni dell’opera di Gagarin. Il cosmonauta vi raccontava quanto, di lassù, l’Unione Sovietica fosse magnifica: i fiumi blu, le montagne innevate e le foreste verdi e ubertose. Ma Gagarin si era permesso anche qualche annotazione critica: “Molti fiumi ancora aspettano un ponte, molte steppe ancora devono essere coltivate, molti piccoli villaggi ancora non hanno l’elettricità. Abbiamo ancora parecchio da fare”.
In quel momento due cagnette, Bel’ka e Strel’ka, vorticavano insensatamente attorno alla Terra da ormai sette anni insieme alla loro capsula, che era stata sparata nel cosmo prima di Gagarin. Ufficialmente le avevano dichiarate morte, e del resto non avevano mai previsto di far rientrare sulla Terra la loro capsula. Nell’insediamento aerospaziale Città delle Stelle, vicino a Mosca, avevano però costruito un piccolo museo che ospitava alcuni souvenir di Bel’ka e Strel’ka, i cui nomi, tradotti, più o meno vogliono dire “scoiattolina” e “freccina”.
Tutti i giovani pionieri che per i loro meriti scolastici venivano premiati con una visita alla Città delle Stelle potevano ammirarvi il collare di Scoiattolina e la museruola di Freccina, con tanto di foto di entrambe. Le cagnette avevano condotto un’esistenza modesta e non avevano posseduto molto di più. La maggior parte dei giovani pionieri del resto non si interessava tanto al museo quanto al negozio di alimentari dell’insediamento aerospaziale, in cui già allora si potevano acquistare cose piuttosto fuori dall’ordinario, come per esempio lunghe sigarette More. Stando a quanto asserivano i cosmonauti, tra cui lo stesso Gagarin, le eroiche Bel’ka e Strel’ka però erano ancora vive. Si raccontava che Gagarin in una conversazione privata avesse ammesso di aver visto dall’oblò del suo razzo la capsula delle cagnette e di aver sentito abbaiare forte nell’universo. La cosa non era durata che pochi secondi, poi la capsula era sfrecciata via lontano da Gagarin e i latrati si erano dissolti nel nulla.
A scanso di ulteriori “fraintendimenti”, nel 1967 la capsula delle cagnette venne distrutta una volta per tutte. Proprio in quel periodo, a quanto pareva senza motivo, Gagarin incominciò a bere, e non poté più concentrarsi sul suo libro La vista di lassù. Che a dire il vero avrebbe dovuto esser finito da un pezzo. Ai suoi colleghi cosmonauti Gagarin raccontava che l’universo era un buco nero, che la Terra sembrava una zucca marcia e che di lassù l’Unione Sovietica non si riusciva nemmeno a distinguerla. E così la sua opera letteraria rimase per sempre incompiuta. Gagarin venne sospeso dal servizio e per la frustrazione si mise a fare giri insensati con il piccolo aeroplano che gli aveva regalato Chruscev. Volava tra le nuvole cercando la morte, finché nel 1968, finalmente, precipitò. In seguito gli dedicarono una valle sulla Luna, che peraltro si trova nella parte in ombra del satellite e dalla Terra non è mai visibile. Inoltre ribattezzarono una cittadina con il suo nome. Ma era una cittadina molto piccola, senza collegamento ferroviario e senza aeroporto: insomma, più che altro un paese. Poco prima della morte di Gagarin, nacqui io."
Militarmusik, Wladimir Kaminer

Posted by Peter Kowalsky at 07:28 | Comments (0) | TrackBack

10.11.03

Bookchiping

Ritornando al bookshifting, credo che la più grande azione dislocatoria andrebbe fatta su Bol.com e magari sulla newsletter che periodicamente quelli di Bol inviano a chi si è iscritto. Ma sarebbe uno sporco lavoro da hacker.
E andando oltre il bookshifting, si potrebbe arrivare al bookchiping, cioè la riduzione del prezzo di certi libri per renderli veramente economici e appetibili.
Una modifica del codice a barre e del prezzo con appositi adesivi ed il gioco è fatto.
Si potrebbe così trovare Cento colpi di spazzola di Melissa P. a € 0,50 invece che € 9,50, I miei giorni a Baghdad di Lilly Gruber a € 6,00 invece che € 16,00 o La nuova strada di Adornato a € 1,70 piuttosto che € 17,00. A 50 cent. potrei seriamente pensare di comprare Cento colpi si spazzola e usare le pagine per tirar su le cacche del cane risparmiando sulla scottex.

Posted by Peter Kowalsky at 14:37 | Comments (0) | TrackBack

05.11.03

BookShifting

Non sapevo di far parte di un movimento. Da anni, saltuariamente, con discrezione compivo quel che credevo un gesto solitario e invece avevo intorno altri amici che si comportavano nello stesso modo. Il gesto era quello di spostare, in libreria, la posizione di qualche libro, sovrapporre alle pile di best-seller, quelli di poco valore, titoli che ritenevo più meritevoli, sigle di piccoli editori. Sono un "bookshifter", faccio parte dei "dislocatori letterari", l'ho appreso dalla trasmissione Golem. Ci sono, dunque, mani di lettori anonimi che provano a modificare le geometrie librarie del consumo culturale, facendo avanzare un saggio dallo scaffale al bancone, un buon romanzo dalla quarta alla prima fila. Dal bookcrossing al bookshifter.
Questo scriveva Nico Orengo su TTL di sabato scorso.
Il Manifesto del dislocatore letterario naturalmente su Golem blog, ma ora il dilemma lanciato da Tao é: Dislocatori o Rilocatori?

Posted by Peter Kowalsky at 14:45 | Comments (0) | TrackBack

25.10.03

Mare piatto

Ogni tanto mi emaila Giovanni Soldini. Io non lo conosco, ma lui deve essere un gentile e scrive anche a chi non lo concosce. E poi sta in barca in mezzo al mare e dunque: poco o niente avrà da fare. Scrive di cose di nessuna importanza, del tipo: "Siamo in rotta verso le Channel Island davanti alla punta estrema della Normandia. Ci mancheranno 70 miglia. Da lì poi ce ne sono ancora un 120. Camminare si cammina, facciamo 15 con vento da Nord Est sui 25...". Ora io lo ringrazio di queste informazioni continue e, come dire, un po' piatte, un po' noiose. E mi vion voglia di chiedergli perchè non legga un po' di Conrad o Melville e magari, visto che è lì "I lavoratori del mare" di Hugo?
di Nico Orengo - TTL
[Tanto per cambiare discorso e non parlare di Italia-Galles...]

Posted by Peter Kowalsky at 13:09 | Comments (0) | TrackBack

24.10.03

A Venetian Affair

Creare un caso letterario partendo dall'ipotesi di un romanzo.
La storia è quella di Andrea Di Robilant, e del suo libro A Venetian Affair.
Lo spiega questo articolo de La Stampa di ieri che racconta come e perché in America un autore sconosciuto può avere successo.
Newsweek ha descritto il libro così: «Immaginate una storia d'amore, lei 16 anni senza paura e erotica e lui 24 aristocratico e selvaggio, il matrimonio fra loro è impossibile, usano lettere eloquenti, se le scambiano clandestinamente e nasce un intrigo sullo sfondo dei colori del tramonto della Repubblica di Venezia ma questo storia ha il pregio di essere vera e Di Robilant, un giornalista, si dimostra uno storico appassionato».

Posted by Peter Kowalsky at 14:13 | Comments (0) | TrackBack

23.10.03

Bibbie

Oggi esce Rolling Stone, edizione italiana.
Mensile e non quindicinale, viene venduto a € 2,90.
Vi scriveranno anche Paolo Rossi, Donatella Versace, Natalia Aspesi, Daniele Luttazzi.
Non so perchè ma ho la sensazione che sarà molto simile a GQ e riviste del genere.
Si poù scegliere tra cinque copertine: Angelina Jolie, Jimi Hendrix, Keith Richards, Sid Vicious e Marilyn Manson.
Non ho invece dubbi, se dovessi prenderlo, sulla copertina che sceglierei.

Posted by Peter Kowalsky at 05:50 | Comments (0) | TrackBack

21.10.03

Business plan

Cosa deve fare la single 35enne per trovare marito?
Leggersi questo manuale di Rachel Greenwald, consulente marketing di provenienza Harvard Business School.
E non c'è solo il libro, ma anche il sito.
Ed è puro marketing.
L'autrice spiega all'Espresso i 5 step:
1) definire la priorità strategica, cioè chiedersi se trovare marito sia effettivamente il proprio obiettivo.
2) designare una persona che ti faccia da consigliere
3) il "packaging", cioè la presentazione del prodotto ovvero sé stessi (aspetto, voce, camminare, guardare, ecc.)
4) allargamento del mercato, cioè cercare il partner anche al di fuori dello stesso ambiente
5) il "branding", la definizione di un proprio marchio, l'elemento di unicità che ci distingue dagli altri.
Tutto questo perchè negli USA l'offerta di donne after 35 è maggiore alla domanda.
Ultimo consiglio: il budget. Investire dal 10% al 20% del reddito. Fondamentale l'acquisto di un pc per trovare possibili partner in internet.
The Program uscira in Italia ad aprile.
Non so una cosa: se con la Greenwald il piano ha funzionato.

Posted by Peter Kowalsky at 13:02 | Comments (0) | TrackBack

16.09.03

La Stampa Web

Certe scelte de La Stampa Web non le capisco.
Fino a qualche mese fa non potevi linkare un articolo perché quello che oggi veniva pubblicato su una certa pagina il giorno dopo veniva archiviato su un'altra. Tutto perchè le pagine hanno ogni giorno lo stesso nome (ad es. articolo1.asp). Ora è ancora peggio: l'articolo lo trovi su finestrelle popup tipo questa.
Morale: perdi la voglia di linkare La Stampa.
In ogni caso gli articoli disponibili sono pochi. Sempre che non ti abboni alla versione a pagamento e hai disponibili tutti gli articoli pubblicati sulla versione cartacea.
L'edizione a pagamento è fatta molto bene (questa è la versione dimostrativa) sia per la ricerca degli articoli sia per la possibilità di recuperare foto o disegni in buona qualità.
Ma ha due difetti. L'archivio è di soli 30 giorni e il costo è sempre di € 0,28 a copia, quale sia l'abbonamento scelto (trimestrale, semestrale, annuale).
Eppure La Stampa è stato il primo giornale a rendere disponibile una versione in pdf (DayFax) ed ora credo sia l'unico ad avere anche una versione per Pda (La Stampa Web Mobile) tramite Avantgo.
Altra scelta discutibile, questa volta a livello cartaceo. La Stampa (a differenza di Repubblica con il Venerdì e il Corriere con Sette) aveva Specchio, un settimanale che per formato, impaginazione, contenuti si distingueva dagli altri.
Ora Specchio è diretto da Rita Pinci, hanno cambiato formato e contenuti (hanno aggiunto ad esempio i programmi televisivi) diventanto in tutto e per tutto simile ai concorrenti. Quindi inutile.
Altro restyling anche per Tuttolibri, ma per fortuna poca cosa. Tanto l'avevano già rovinato anni fa.

Posted by Peter Kowalsky at 08:31 | Comments (0) | TrackBack

15.08.03

Ferragosto

I Tg avevano ragione.
Ieri ha piovuto. E bene. Ed anche qualche tromba d'aria.
Così stamattina l'aria era fresca, e ti invitava al mare.
In spiaggia c'era poca gente ed il caldo molto più sopportabile.
E lì, mentre leggevo Mondo Blog de La Pizia, ho notato una cosa che mi è sembrata un grosso passo avanti nel marketing del vucumprà.
Venditori (venditrici anzi) giapponesi (o comunque asiatiche) che proponevano in modo discreto diavolerie elettroniche ed orologi.
Dico giapponesi perchè uno associa subito l'elettronica ai giapponesi, ma chissà di dov'erano.
Il fatto che degli orientali vendano cose elettroniche mi è parso funzionare.
Evidentemente l'associazione di idee che io ho avuto, l'hanno avuta anche altri.
Che comperavano.
Di Mondo Blog (non era questa l'idea pazza che avevo in mente...) mi è piaciuto il primo capitolo e il post di chiusura "Solo referenziati. No Perditempo" (purchè non si voglia intenderlo come metafora). Il resto meno.
Non so cosa mi aspettassi da questo libro. Ho trovato piacevole il primo capitolo perché racconta come si è avvicinata ai blog, mentre il resto mi è parso meno interessante per chi conosce i blog e poco comprensibile per gli altri.
Una cosa non ho capito: come fa a La Pizia piacerle lo yogurt bianco Muller che non ha nulla dello yogurt?

Posted by Peter Kowalsky at 21:03 | Comments (0)

20.07.03

Trovare il tempo

Quest'estate per rileggere almeno uno di questi, appena trovati in uno scatolone dell'ultimo (o penultimo) trasloco:
Ermanno Cavazzoni: Il poema dei lunatici
M.O. Shiel - La nube purpurea
Robert M. Pirsig: Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta
Edward Abbey: I sabotatori
Henri Laborit: Elogio della fuga

Posted by Peter Kowalsky at 07:07 | Comments (0)

16.05.03

Acquisti per l'estate

" Approfittando di qualche minuto libero, sono entrato in libreria per degli acquisti fondamentali per quest'estate.
Innanzitutto la Motorrad Reisekarten, carta stradale ideale per la moto perché:
a) i fogli sono plastificati
b) sono staccabili e stanno nella finestra della borsa da serbatoio
c) il percorso può essere evidenziato e poi cancellato con un panno.
Ho preso Alpen e Toskana.
A questo ho aggiunto Un'estate a Chamonix di Zbigniew Tumidajewicz, edito dal Centro di Documentazione Alpina.
Libro divertente, in Polonia è da anni un classico.
Questa è la presentazione nell'ultima pagina di copertina:
Metà anni '80. Un gruppo di amici, soci del Club Alpino Polacco, si reca a Chamonix per una vacanza alpinistica.



Fra di loro c'è qualche forte arrampicatore con programmi bellicosi; altri sono principianti, entusiasti alla sola idea di salire la via normale del Monte Bianco.
Per tutti, questa vacanza rappresenta soprattutto una breve ma eccitante evasione dalla vita piatta della Polonia comunista, ma lo scontro con l'opulenta società occidentale sarà fonte di non poche sorprese.
L'autore, che è uno dei protagonisti delle avventure di quell'estate, ha scritto questo libro una quindicina d'anni dopo, ricreando l'atmosfera scanzonata di quella vacanza indimenticabile.
"Sono storie vere," dice, "a volte grottesche ed esilaranti. Più che un classico racconto di montagna pensavo a qualcosa del genere di Tre uomini in barca di Jerome... Spero di essere riuscito a scrivere un libro spiritoso."
Non ho infine potuto fare a meno di Osterie d'Italia, fondamentale accompagnamento al Motorrad Reisekarten.
Credo di essere pronto.
Qual'è il prossimo ponte?

Posted by Peter Kowalsky at 13:13 | Comments (0)

16.04.03

Bevo, aspetto, guardo.

Oggi ricorre l'anniversario della (casuale) scoperta degli effetti allucinogeni dell'acido lisergico, l'LSD.
Albert Hofmann, chimico svizzero, in realtà il 16 aprile del 1943 (aveva 37 anni e lavorava nei laboratori della Sandoz di Basilea) scoprì casualmente l'LSD e durante il processo di sintesi stette male per più di due ore (stato confusionale e allucinazioni). Ma la vera prova la fece il 19 aprile, ingerendo 0,25 mg. In una intervista racconta:
Bevo e aspetto. Guardo fuori. Sale piano piano qualcosa di strano, un soffio, una vibrazione. Di colpo mi cambia il quadro ottico. Vedo per la prima volta: gli oggetti hanno colori abbaglianti. Sento per la prima volta: è come se ogni piccolo rumore avesso trovato la strada segreta per arrivare fino a me, con precisione. E' a quel punto che succede. Improvvisamente ho paura, Sento che mi sto staccando. Si è creata una distanza tra me e il mio corpo. La paura diventa terrore. Mi alzo, ho una sola idea: voglio andare a casa. Salgo sulla bicicletta e tutto quello che vedo intorno è diverso. Ho la precisa sensazione di essere immobile. Sto pedalando sempre più veloce, lo spazio attorno ame si allarga, mi inghiotte. Non ho vie di scampo, non riesco a muovermi. I rumori intorno diventano colori, lampi di blu, strisce di rosso.
Gran bella pedalata (forse ha ispirato il ciclismo moderno).
Mi viene in mente di avere da qualche parte un vecchio "millelire"di Hofmann.
Lo cerco (è imbucato in uno scaffale riservato alla beat generation) e scopro che fa parte addirittura di una minimalista ma a suo modo lussuosa collana di 5 libricini, tra cui "Viaggi acidi".
Con Hofmann in un certo senso nasce in America il movimento beat.
Non a caso in California esiste anche la Albert Hofmann Foundation.

Posted by Peter Kowalsky at 09:54 | Comments (0)

04.03.03

Interstizi

In molte case la televisione resta accesa anche se nessuno vi siede davanti; fa compagnia, riempie una delle realtà più inquietanti: il silenzio. Questa pausa sonora è uno degli interstizi che la civiltà umana ha praticato con maggior forza nei secoli passati; si pensi solo al cristianesimo e all'uso rigeneratore che ne è stato fatto nel corso del Medioevo. [...]
Nella vita quotidiana noi soffriamo invece di un'angoscia del vuoto - spazio e tempo vuoti -, così che abbiamo la tendenza a saturare gli interstizi - pause, momenti di sosta, viaggi, spostamenti, ma anche ambienti domestici - di suoni, voci, rumori. Il silenzio, al contrario, come fa capire il celebre brano di John Cage 4',33", è una grande occasione di ascolto. [...]

Due brani tratti da "Tra un sonno e l'altro vivo", di Marco Belpoliti.
Interessante.

Posted by Peter Kowalsky at 07:25 | Comments (0)

12.02.03

Europa

Ho preso il primo numero di Europa.
Grafica e impaginazione discreti, ma non mi acchiappano. Troppi spazi bianchi.
Di Europa si parla poco, se non a pagina 10 e 11.
Molto spazio alla politica italiana, con un duro articolo su Tremonti a pagina 5 ("Riuscirà il genio a far nevicare d'agosto?").
Economia poca.
Niente sport, programmi tv e oroscopo.
E' solo il primo numero, ma le percezioni non sono positive.

Posted by Peter Kowalsky at 14:16 | Comments (0)

11.02.03

Perchè i francesi odiano gli USA?

«E´ un odio automatico, pavloviano, che si nutre di stereotipi» «La responsabilità è degli intellettuali, da Baudelaire a Sartre»
Cerca di spiegarlo in questa intervista il sociologo Philippe Roger.

Posted by Peter Kowalsky at 09:05 | Comments (0)

05.02.03

Stefano Benni

Cara mamma, ti scrivo dal fronte di guerra.
Imperdibile!

Posted by Peter Kowalsky at 22:35 | Comments (0)

22.01.03

Tombeggiare

Esilarante, come sempre, il commento di Massimo Gramellini sull'ultima tombata.
E’ vero che, in base a una legge imminente, falsificare i passaporti sarà considerato un gesto di creatività.

Posted by Peter Kowalsky at 17:13 | Comments (0)

02.12.02

Fiabe

Pare adesso che Biancaneve non sia tedesca ma veneta.
Guido Tiberga su La Stampa di oggi riferisce che la storia di Biancaneve alla quale i fratelli Grimm si sono ispirati non derivi da un'antica leggenda tedesca, anzi bavarese, ma veneta e in particolare dell'agordino.
Sembra che i tedeschi non l'abbiano presa bene.

Un'altro che non l'ha presa bene è Roberto Benigni, come riferisce il mensile Andersen.
Pare che il toscano si sia ispirato nel suo Pinocchio ad un libro di 13 anni fa dell'illustratore Roberto Innocenti.
Il raffronto tra i fotogrammi dell’opera cinematografica e le illustrazioni di Roberto Innocenti è assai significativo e porta a pensare che non si tratti di semplici coincidenze, soprattutto per l’invenzione di particolari che non vengono descritti da Collodi e che, creati per la prima volta da Innocenti, ricompaiono nel film di Benigni.
Un'altro motivo per non amare questo Pinocchio di Benigni, dopo tutto il can can che è stato fatto.

Posted by Peter Kowalsky at 13:55 | Comments (0)

17.10.02

Problemi di struttura, qualche errore e un insieme di circostanze sfortunate: debolezze italiane all'origine della crisi Fiat

Leggere questo articolo di Mario Deaglio su La Stampa mi ha divertito più di quanto si legge oggi sul gaffeur Berlusconi in Russia.
Avevo stima di Deaglio, ma mi rendo conto che sia difficile parlare realmente della Fiat sul giornale Fiat.
In estrema sintesi, i guai di oggi - secondo l'analisi di Deaglio - sono da imputare principalmente alla sfortuna, tirando fuori Ocalan, le torri gemelle, la crisi economica russa.
Errori strategici, pochi.
Un'analisi un po' più obiettiva e approfondita, la fa invece Giuseppe Oddo con un'articolo intitolato "La lunga marcia" su Il Sole24Ore di oggi.

E restando in tema di industria automobilistica, curiosa la decisione di Porsche che rinuncia, dopo mesi di attesa, alla quotazione a Wall Street.
Motivo? Il consiglio di amministrazione non vuole giurare sul bilancio della società, come impongono ora le recenti norme federali.
Sul Corriere della Sera un articolo con maggiori dettagli.

Posted by Peter Kowalsky at 14:32 | Comments (0)

10.09.02

DALL´ODIO VERSO GLI «YANKEE USURPATORI»...

DALL´ODIO VERSO GLI «YANKEE USURPATORI» ALL´AMORE PER LA CULTURA AMERICANA: UN RACCONTO DELLO SCRITTORE CILENO ARIEL DORFMAN
QUELLO che più ricordo adesso, a più di trent'anni di distanza, è quel moccioso insopportabile che giocava vicino alla piscina termale di Jahuel. Avrà avuto tre anni e faceva l'impossibile per rovinare la calma e la magia del nostro pigro e caldo tardo pomeriggio cileno. Sembrava incredibile che la madre, una gringa bionda, riuscisse a dormire con quel rumore. Eppure era lì in bikini a pancia in giù sulla sdraio senza mostrare la minima intenzione di contenere le brame del satanico pargolo. Angélica, la mia ragazza, - non eravamo ancora sposati, quindi sarà stato prima del 1966 - teneva gli occhi volutamente chiusi, nel tentativo inutile di ridurre il baccano infernale. Io tentai senza successo di concentrarmi nel crepuscolo, quel sole rosso incandescente che scivolava sulle falde vicine alle Ande. La mia futura moglie era cresciuta a Santa Maria, un paesino a pochi chilometri dalla stazione balneare, e mi ero promesso di entrare in comunione con le rocce, le scarpate e gli arbusti della valle del fiume Aconcagua che avevano protetto l'infanzia e l'adolescenza di Angélica. Certamente ero di buon umore: avevo nuotato per mezz'ora nelle acque spaventosamente fredde della piscina e, anche se può sembrare insolito, avevo interpretato la mia resistenza alla temperatura gelida come un segno della mia trasformazione in un vero cileno. Quando nel 1954 arrivai in Cile proveniente dagli Stati Uniti avevo dodici anni, non parlavo una parola di spagnolo e il mio unico desiderio era di ritornare quanto prima nel paradiso di New York. La brutale frigidità dell'oceano Pacifico, dei fiumi e dei laghi del sud del Cile mi sembravano un affronto personale. Come potevo integrarmi in quel paese e diventare parte del paesaggio se quando mettevo l'alluce nelle sue acque incominciavo a tremare dal freddo? Tuttavia, finii per innamorarmi poco a poco di quella terra e di quella lingua e persino della corrente di Humboldt, ostentando come prova inappellabile della mia cilenità la mania di galleggiare per lunghi periodi nelle acque ghiacciate della mia patria di adozione. Ecco la ragione genuina per la quale il piccolo energumeno statunitense mi dava sui nervi. Se avesse avuto la pelle più scura e avesse urlato in spagnolo forse avrei potuto perdonare tanta impertinenza. In fin dei conti, chi ero io per negargli il diritto di essere esasperante e rompiballe sul suolo natio? Invece il ragazzino mi ricordava scomodamente quell'identità alla quale avevo aspirato, la lealtà verso gli Stati Uniti e John Wayne, i felici anni di innocenza che avevo trascorso a Manhattan, la personalità gringa che mi sforzavo di ripudiare. Feci finta di non capire una parola di quello che diceva, sforzandomi di assomigliare al tipico cileno monolingue il cui territorio era stato invaso dal mostro straniero. Ebbene sì, come tutto il resto, in quei fanatici anni sessanta persino un comprimario come il fastidioso bimbo statunitense poteva essere inquinato dal giudizio politico. Il girino yankee e la mamma negligente tentavano di impossessarsi di quella serena piscina cilena, di quello splendido pezzo di natura cilena, come se ne fossero gli indiscussi padroni. A quell'epoca non mi sembrava assurdo vederli come un appendice delle molte forme in cui gli Stati Uniti avevano dominato il «backyard», l'America Latina. La rapacità con la quale si erano impadroniti delle miniere, le terre, le banche, le navi, i marine a Veracruz, le invasioni di Cuba, del Nicaragua, del Guatemala, i proconsoli a Santiago, a Buenos Aires, a Bogotà, le scuole per torturatori, i colpi di stato in Brasile, in Bolivia e in Honduras, la tesi secondo la quale l'unica cosa che noi latinoamericani potevamo capire era un bel calcio in culo. E soprattutto, per la mia generazione, l'orrore del Vietnam. Il fatto che né la madre addormentata né il bambino vociante avessero la minima consapevolezza di incarnare questa storia imperiale me li faceva apparire ancora più colpevoli. Ciò che più mi irritava negli statunitensi -io che ero stato uno di loro e ne avevo condiviso l'insensibilità e la mancanza di coscienza- era l'innocenza cieca, l'incapacità di capire perché i loro corpi usurpatori, le loro voci stridule, la loro ingenua assenza di comprensione dessero fastidio al resto del mondo. Quella apparente ignoranza delle ingiustizie che in loro nome venivano commesse in ogni angolo del pianeta mi sembrava più scandalosa degli stessi interventi. Servirà tutto questo a spiegare quel che avvenne dopo? All'improvviso il bambino cadde nella piscina. Dio mi perdoni - o se Dio non esiste, forse la mia nipotina statunitense di due anni e mezzo mi saprà perdonare quando avrà modo di leggere queste righe- ma devo confessare che ebbi un attimo di esitazione. Adesso lo ricordo bene: per un paio di secondi galleggiai in una sorta di passività assassina. Il bambino non faceva nessuno sforzo per salvarsi, non muoveva le braccia disperato. Cominciò ad affondare nell'acqua fredda e cristallina. In silenzio. Lentamente. E io altrettanto lentamente lo guardavo affondare. Dopo tanti anni ricordo di aver provato una sorta di indifferenza perversa di fronte al naufragio. Quello che avveniva non erano affari miei, in qualche modo il moccioso e anche la madre se l'erano cercata. Sarebbe stato facile lasciare correre un altro secondo, e poi un altro e un altro ancora, niente di più facile che lasciare che quell'acqua frigida divorasse il mondo. Non sono molto sicuro di aver provato tutte queste sensazioni quel pomeriggio. Forse sto proiettando sul ricordo una serie di avvenimenti che capitarono anni dopo. La Cia non aveva ancora armato il golpe contro il governo democratico del Cile; Washington non foraggiava ancora i Contras in Nicaragua né addestrava gli squadroni della morte di El Salvador; ancora non era caduta nessuna bomba sui complessi farmaceutici del Sudan né sui bimbi iracheni, non venivano offerte giustificazioni per l'apartheid in Sudafrica né... la lista è infinita. Probabilmente la mia paralisi è nata da un turbinio di umiliazioni e di risentimento, adesso tocca a loro soffrire come soffriamo noi, non devono pretendere che noi ci sacrifichiamo per i loro bambini ogni volta che vanno a finire in acqua. Voglio pensare che questa fierezza sia nata come reazione di fronte all'immensa miseria e all'agonia in cui versavano tanti milioni di esseri sfortunati nel resto del mondo. Il fatto che io non avessi subito in prima persona queste disgrazie rafforzava misteriosamente la mia collera. Dare agli statunitensi la colpa di tutta l'infelicità dell'universo era più comodo e facile che cercare il modo di fare qualcosa per alleviarla veramente. I due secondi finirono. Mi tuffai, presi il bambino e lo depositai - ansimante e di nuovo urlante - sul bordo della piscina. Questa volta le sue grida dovettero aver risvegliato qualcosa di speciale perché la madre si alzò e si precipitò verso di noi. La sua debordante gratitudine mi fece dimenticare di fingere di non sapere l'inglese e ci mettemmo a parlare in maniera animata e - sorpresa - piacevole. Eravamo tutti e due appassionati di jazz e scoprimmo di essere andati - senza conoscerci, naturalmente - a sentire lo stesso concerto tenuto da Louis Armstrong nel Teatro Astor di Santiago patrocinato dal vilipeso Usis, quella bestia nera accusata di orchestrare infinite manovre contro la sovranità culturale latinoamericana. La circostanza non mi aveva certamente impedito di liberare il mio entusiasmo e di mettermi a ballare fra le poltrone della platea, a pochi metri dal grande Satchmo e dalla sua gloriosa tromba. Era così facile, e continua a esserlo, passare da nemico degli yankee usurpatori (al muro gli yankee ladri, urlavamo a quell'epoca) a adoratore della cultura statunitense. E' un percorso a zig-zag, un andare e venire dall'odio all'amore che da decenni ripetono decine di milioni di essere umani. Ma forse, in quell'occasione, io stavo compiendo uno degli esercizi emozionali e intellettuali più importanti della mia esistenza spaccata in due: il tentativo di separare il popolo degli Stati Uniti dalla politica del suo governo per cercare di fatto di riconciliare le due zone antagoniste in cui si dividevano la mia vita e il mio passato. Da quell'incidente sono arrivato a capire alcune altre verità: che è molto facile adoperare l'antiamericanismo per esimersi dal criticare gli errori e i difetti delle nostre società, sebbene la conclusione non dovrebbe impedirci di censurare gli statunitensi quando, come capita troppo spesso, essi sono responsabili di seminare il terrore nel mondo. Gli Stati Uniti hanno un potere quasi incommensurabile di fare il bene o dispensare il male e l'uso che ne fanno deve poter essere giudicato secondo i loro stessi ideali di tolleranza e di libertà. Ma ciò che ricordo oggi, proprio nel momento in cui il mondo cerca di misurare le conseguenze subite da noi tutti a un anno degli attentati terroristici contro New York e Washington, oggi che la violenza minaccia di estendersi all'intero pianeta, ciò che veramente mi terrorizza, è la facilità quasi automatica con cui, in quel caldo pomeriggio australe, mentre guardavo quel bambino scendere nel vortice trasparente di quell'acqua così fredda, sono stato capace di dimenticare il senso di umanità che ci univa.

Posted by Peter Kowalsky at 14:48 | Comments (0)